Arder nel fuoco e far dal fuoco uscire
Una fiammante idea, gemer in croce
E dalla croce il mondo benedire
Come Gesù colla morente voce,

Questa che il cor distrugge od affatica
Od altra ancora più nemica sorte
Ti salvi dal languir misera ortica,
Non morto, no, ma segno della morte.

Pur ch'io senta il mio cor, fategli intorno
Di spine una corona e pur ch'io viva
Mi basta il breve luccicar d'un giorno
Di grande incendio scintilluzza viva.

IL TEMPO E LA MANO

Come il Tempo si uccida ah non mel' chiedere,
azzimato garzon, ch'io questo solo
conosco che la vita è un fil brevissimo
d'erba o più breve tra due fili un volo.

So che l'ora è una goccia, che dal vertice
scende al fiume per vie ridenti o cupe;
or rugiada d'un fior, or scarsa lagrima
ai dolori che spetrano la rupe.

So che il Tempo tra i doni è il sol che esiguo
Iddio comparte a' suoi figliuoli eguale;
ma quel che il perde al bell'ordito ingiuria
della sua tela povera e mortale.

Chè nel tessuto (e questo anche conoscere
i consigli mi diedero materni)
può ricamare ognun d'eterne istorie
con operosa man i segni eterni.

La Mano e l'opra, o mio fanciullo, innalzano
argin non breve al cieco andar del fiume,
nè tutto quel che s'inabissa perdesi
in oscuro mistero o in vane spume.

Il Tempo passa, ma restìo sul margine
siede il pensier del navigante. Ancora
il fuoco vive del lontan crepuscolo,
mentre già nasce la novella aurora.