Taccia l'insulsa istoria!
Tu sola, o santa poesia, sei vera,
Che il vivo senso delle morte cose
E i tenui affetti susciti
In mezzo all'ombre, ai sassi, alle nemiche
Care al Silenzio e d'ogni ben gelose
Invidiose ortiche.
Ove manchi il sospiro di Natura,
Irrigidite larve e di cuor vuote
Stan le passate immagini
Di questa labil vita, che si oscura
Di giorno in giorno in disperato oblìo.
Amor, luce di Dio, le scalda e scuote.
Sia gloria e luce all'ignorato atleta:
Se mai del pianto egli schiarì le torbide
Fonti e dei vivi alleggerì le spalle,
Per quante sciolse dalla rozza creta
De' suoi fratelli mistiche farfalle,
Per quel che disse e tacque
E che non scrisse, o grande Machiavello,
Al vergognoso avello
Sia pace e luce e gloria!
Di lui qual altro fu maggior poeta,
Di lui che tanto umano
Spirito strinse nelle sacre dita?
Che val la morta mano
D'un re che impugna un'asta irruginita
Di fronte a questa carità serena
Che dei più ciechi osò guidare i passi?
Restino ai grandi i sassi;
Egli altro onor non brama
Di quel che colla man leggiera e piena
In mezzo all'erbe il grato april ricama.
L'AGNELLINO DORME
Nell'ombra alta del frassino
Dove più l'erba è molle,
Dorme i sogni innocenti:
Sogna la balza morbida,
Il verde ampio del colle,
I giochi e l'acque garrule e lucenti.
Accanto bruca e vigila
La madre e sparsa giace
La greggia in suo riposo:
Mentre un sonar di fistole
Sveglia nell'erma pace
Dell'imminente sasso il Nume ascoso.
Dormi, agnellino! Il semplice
Spirto frattanto ignori
Quel che prepara il cielo….