CANTILENA

Di nostra vita sparge lentamente
Il mesto pan, più caro al ciel che agli uomini,
Il contadin paziente.
Al gelo, al sole, al monte, al colle, al piano
Si muove egual la bionda spiga a tessere
Del contadin la mano.
Quando beati sulla prima aurora
Sognano i ricchi nelle piume morbide,
Il contadin lavora.
Se avvampa agosto torrido la testa,
A freschi lidi i cittadini emigrano:
Il contadino resta.
Se la gragnuola stermina o più rara
Fa la messe, Epulone il ciel bestemmia:
Il contadin ripara.
Mentre dei campi, alle sfrenate voglie
D'una bella, il signor i frutti sperpera,
Il contadin raccoglie.
Raccoglie e pane e vino e biade e strame
Agli uomini e alle bestie e spesso, ah misero!
Il contadino ha fame.
Se di fortuna cangia la bandiera,
Fatti feroci i fortunati stridono:
Il contadino spera.
Mentre di Dio la provvidenza nega
Sardanapalo in suo supremo orgoglio,
Il contadino prega,
Per molte vie tu ville a te procacci,
O tesorier, ma non avanza fabbriche
Il contadin nè stracci.
Quando sente d'aver compiute l'ore
Di sua giornata, all'ospedal si strascica
Il contadino e muore.
Han sulle fosse i re della fortuna
Croci di marmo, di bronzo e di porfido;
Il contadin nessuna.

CONCA ALPINA

Dentro il còncavo
Della rupe umido seno,
Non più grande
D'una coppa il tuo s'espande
Specchio lucido sereno.

Il ciel nitido
Vi discioglie l'oltremare:
S'arde in ciel rossa una nuvola
Sangue pare.

Bella a sera
Nel tuo freddo orror ferrigno,
Quando incombe la bufera,
Quando trema sul macigno
Un sottil candor lunare.

Pari a questa
Piccioletta anima mia
La tua conca all'armonia
Apri tutta dì natura.

Sotto i brividi
Della rigida tempesta
Senti il gelo
Che t'invade e che t'indura,
Umil conca d'acqua pura
Presso il cielo.

IL ROSARIO DELLA NONNA

Pende dal chiodo sul guancial, di grani
fitto il rosario della nonna mia:
pende e sui sonni miei torbidi o vani
l'ombra distende pia: