"Se de' belati tuoi, fratel, l'ascoso
Senso non colgo, la pietà del cuore
Sento nel pan che dài.
Una sola bontà forse ne spinge
Per i sassi del mondo
Verso un fonte che scioglie i tristi arcani.

"Rotta questa di carne e d'unghie e d'ossa
Compagine diversa,
Nel ben comune scioglierem le voglie
Or impedite, e cara
In altri mondi men ricchi di mali
Sarà di questo incontro la memoria.

"Però ti prego, o senza-corni, stendi
La mano alla mammella
E un po' del latte mio spremi a ristoro
Della riarsa sete:
Chè più del pane è dolce
Il beneficio che si rende altrui."

Obbediente all'amoroso invito
Porsi la mano e molle
Trassi alle labbra il tiepido tesoro.
Povera capra, addio!
Se Dio tien nota, ci vedremo all'ultimo
Di Giosafat in qualche ombra romita.

Perchè ride, marchesa?
Se tra gli umani irsuti arido è spesso
Il favellar e il vivere
Qual colpa n'ha la capra?
Qual colpa il servo suo quando all'altero
Riso non ride e l'anima non trova?

LA FANCIULLA BENEFICA

Quando tu scendi al poveretto albergo
in man recando del tuo cor la manna,
ogni misero a te guarda e sorride
come ad angelo suo.

La madre cui la voce acuta strazia
del bambinel, che invan le batte il seno,
ti saluta:—Da qual discesa a noi
scala celeste, o buona?

Cercano i fantolini, alto levando
le mani picciolette, onde dal tergo
ti si spicchino l'ale e donde al crine
tanto splendor ti venga,

inebriati al suon delle soavi
parole. Ed io, quando tu passi, anch'io
cerco, ma invan, dei molli piè la molle
orma nel fango impressa: