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Fatta più saggia l'anima si stende
In più docile corso. Ama la riva
Dei campi ove più densa erra e discende
L'ombra dei salci e la canzon giuliva:
E lieta dona quel che lieta prende.

L'estate in noi si specchia e corre l'onda
In mezzo ai fiori e in mezzo all'erbe piena:
L'opra dell'uomo placida seconda
Quando ai molini le sue forze mena,
O d'antica città bacia la sponda.

I neri ponti dagli archi fuggenti,
Gli ardui castelli e le ruvide mura
Senton l'istorie delle vecchie genti,
O sacro fiume, entro la notte oscura
Uscir dall'ombre de' tuoi fiotti lenti.

Le sente del poeta il mesto cuore,
Che ripieno di spiriti e leggende
Evoca i tempi e fa riscoccar l'ore
De' giorni morti, mentre il corso scende
Nella barca che porta il suo dolore.

Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
Proceder forte oprando
Questo ti salvi se di più non hai.

* * *

Alle città siccome fresca vena
Scendi di vita a rinnovar la forza,
L'acqua tua lava il fango che avvelena
Le dimore dei vivi e l'aria ammorza
De' giorni tristi e della calda arena.

Così sognai recar, fiume regale,
Ai pigri affanni l'onda de' miei canti
Come tu scendi in tuo furor fatale:
Così coi versi flagellar sonanti
Il fango che sugli uomini più sale.

Gran sogno, ohimè… Già l'onda, ohimè si lagna
D'esser poca allo sdegno… ohimè, già stanca
Nella maremma s'impaluda e stagna
L'acqua morta che pullula e che manca…
Già della morte il mare mi guadagna.