Tu mi risvegli e ti sento passare
Pieno di pianti nel frigido letto:
Alzo la testa, e se attendo mi pare
Che meco pianga, o vecchio poveretto,
Perchè sei stanco di dover andare.

Mentre riposa ciascuna persona,
Tu sol non cessi dal lungo tuo guaio:
Fai nel passar una romba che suona
Come il girar d'un immenso arcolaio,
A cui la testa lenta si abbandona.

E lento mi abbandono sul guanciale,
Tornando ai sogni in cui tu piangi ancora.
Qual forza ne trascina entro il fatale
Corso del tempo e mai senza dimora
Uomini e fiumi in un destin uguale?

Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando
Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
Che vai tu domandando?
Segui tua forza che non resta mai.

* * *

Nell'ombra d'un altissimo mistero
Nato dal pianto di fonte romita,
Sceso saltando per picciol sentiero
(Che per noi prende il nome della Vita)
Di balza in balza con rumor leggiero

Garrulo strepitasti, o fresco umore,
Di giovinezza tua cérulo e molle,
Ora questo baciando ora quel fiore
In un bel gioco tra le verdi zolle
(Che per noi prende il nome dell'Amore).

Dai caldi soli poi fatto vorace,
Più che d'acque lucente di tue spume,
Sprezzasti il verde dell'antica pace
Per penetrar gli abissi, avido fiume,
Portando guerra come ai forti piace.

Così si ruppe il giovanil tormento
Di questo cor contro le sorti cupe
Del viver, nè temette lo spavento
Che mugge ai piedi dell'aerea rupe,
Quando si sparse la gran forza al vento.

Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
Precipitar amando
È legge antica che non cangia mai.