E a te letizia corre incontro e ride,
Se dal palagio tra gli scossi campi
Al lavor de' tuoi servi arrechi il dono
Della parola che le voglie esorta.
Oprar con loro anche t'è bello e senti,
Quando poi siedi co' tuoi figli a mensa,
Uscir dal pane un pio savor di fame
Ai denti ignoto della gente morta.

IL CANTONIERE

Col suon corrente la muta frangono
notte le ruote. Accusa il fischio
spaventevol la macchina che arriva,
che brace e fumo vomita.

Passan sui piani, ove la candida
neve dimora, le calde macchie
del sangue, che dall'orbite i fanali
biechi nell'ombra versano.

Passa ed il lento sonno e la tiepida
dolcezza rompe dei baci, o tenera
sposa, che voli al sospirato amplesso,
un bianco lume vivido,

che getta un rapido saluto e rapido
cade nel perso aere…. Morbida
reclini in seno al tuo diletto e sogni
nella rapita immagine,

una casetta sogni di candide
nevi coperta e un fuoco e un palpito
d'amor nella silente erma campagna
e senza fine un giubilo;

una casetta che april di glicini
circondi e irraggi il sol di fulgidi
eliotropi sull'orlo d'una verde
ombrosa solitudine!

Stan nelle valli coi bruni vertici
al ciel le chiese; lucenti si aprono
agli ozî dei palagi l'alte porte;
le ville ai poggi ridono:

Gridano i borghi vivi del fremito
dell'arte: Invidia agita ed Odio
le case sparse nel fecondo piano,
che al mio fuggir s'involano: