Tu, guardiano, pago alla povera
capanna, al segno fisso, propizio
genio custode dei destini erranti,
ai nostri sogni vigili:
ai nostri affanni vigili: e principi
rendi e tesori securi ai popoli,
tu la coscienza che giammai non dorme,
tu dell'amor un palpito.
Passan le genti innanzi e sfuggono
come ombre labili in acqua tremula:
nei carri alati van gemiti e canti,
vanno le cure e tornano;
pazze alla meta le voglie corrono,
corron sdraiate molli e trionfano
le viaggianti vanità più stolte;
tu sol, tu resti assiduo.
Al raggio fervido del sole, al perfido
urlar del vento, ai geli, al piovere
dell'irte nevi, a te pur sempre eguale,
la tua bandiera sventoli.
Non gloria il drappo ne l'aria sventola
(non è di sangue lordo e di lagrime)
non rauca stride la cornetta a segno
di morte…. Al ben degli uomini
sacra d'un uomo sta la miseria,
sacro il dovere che sorge rigido
contro la fame. Ignoto ai vivi e al tempo
di te che resta?—Un numero.
A UN VECCHIO CROCIFISSO
O buon Gesù, che invecchi sulla croce,
Scendi, ripiglia la tua veste bianca;
Vedi l'umanità, che a te la stanca
Mano distende e stanca alza la voce.
Il morto capo sgombra dall'incenso
In cui ti celi all'occhio dei meschini;
Dalle valli, dai monti e dai confini
Ultimi ascolta un singhiozzar immenso.