Fra i corni della Grigna apresi e pare
Una scena di mare umido il ciel:
E l'aria vaporosa
Come sul corpo di novella sposa
Cinge alla vetta rugiadosa un vel.
Scendon le nubi che trasporta il vento,
Lasciando un lento strascico regal
Che s'imporpora al sole:
Si screzia nel color delle viole
Il trasparente lembo boreal.
Dentro le valli a corsa si allontana
E si rintana il carro aspro dei tuon.
Qui salta ilare il fonte
Che fa la barba bianca al vecchio monte,
Empiendo il sasso d'un pazzo frastuon.
O ristorati dall'iniquo caldo,
O di smeraldo prati, o vigne, o bel
Poggio di folti ulivi,
Alfin vi vedo morbidi e giulivi
Della frescura che a voi diede il ciel.
Io no, che sempre sitibondo e roco,
Dall'alto invoco un refrigerio al cor;
Ma per mutar di vento,
Raccolto appena il desiderio, sento
Che torna in polve il desiderio ancor.
IL FUNERALE DEL POVERO
Il morto passa in mezzo al rumor grande
Della città, che brulica e non sente
La voce che dal feretro si spande…
Ad altre cose ha da pensar la gente.
La gente?—butta la spregiata creta
Nell'angolo dei cocci e passa via.
Oh ch'io ti segua, io sol, zoppo poeta,
Col mio rosario e colla fede mia:
"Ave, corpo mortal, in cui piangea
Tra duri ceppi l'anima divina,
O rozzo vaso d'un'eterna Idea,
O diroccato altar, ave, o rovina!
"Ave, spirto immortale, che s'inciela
A terger l'ali in più sereni amori.
O sfuggita da sozza ragnatela
Farfalla nata per gli eterni fiori.