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Un vermiglio color corse le guancie,
La man che ghiaccia resistea si sciolse
In un tiepor di calde rose al sole;
Si schiusero le labbra e fatto indarno
Argine all'onda che le gonfia il petto,
Proruppe il pianto vincitor dei mali.
SOLITUDINE
(Chiaravalle Milanese)
Qui si apre in mezzo ai pioppi, nel profumo
Del buon fieno, che a mucchi odora al sole,
Il mio regno, Tacete! ogni rancore
Di voce è spento e va lento per l'aria
La fatica degli uomini nel lento
Fumo dei campi. Oh quanto egli è soave
L'errar su l'orme di sè stessi, ignoti
Agli occhi dei saccenti! oh come il filo
Dolce si snoda dei pensieri all'ombra
Coperta d'una siepe! ecco ti sfugge
Di mano il libro che portasti grave
Di logorati sillogismi e stai
A leggere te stesso.
Erra a mancina
Una garrula allodola: si stende
Un vol di corvi a destra, che fan lunga
Macchia nel ciel; là svolgasi nel mezzo
Una gloria di nuvoli d'argento.
Piena di rotte immagini.
Se l'ora
Poi tramonta col sol dietro la rete
D'una boscaglia che s'incendia, o suona
Un cinguettìo di passeri raccolti,
Senti, amico, vibrar come d'un'ala
Di farfalla la morbida carezza
Sulla carne del cuor. Tu nel languente
Crepuscolo t'immergi e ti par quasi
Di spegnerti nell'ora che si spegne.
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Ma se porgi l'orecchio, è nel tramonto
Di quest'ora che parlano le oscure
Cose del mondo a chi timido veglia
Al lume d'una fede. Odi, son mille
E mille voci ch'escono dal campi
Ottenebrati, come se uno spirito
Pulsasse da ciascun filo dell'erba:
E nel passare fremon non so quanti
Altri spiriti spessi entro la chioma
Delle molli robinie: e luci e stridi
Corron per l'aria nera, in cui susurrano
Ignoti stillicidî di piangenti
Anime che ti chiaman….
Son le vostre
Anime antiche già passate a stormi,
Lavoratori della terra, stanchi
Di seminare il pan duro nel duro
Seno della natura. Or che disciolta
È la prigion del corpo e giace in polve
La struttura dell'ossa entro il recinto,
Che biancheggia laggiù dietro i cipressi,
Al morire del dì tornati le voglie
Dei buoni spirti a folleggiar tra i solchi,
E guizzando ti toccano, o vibrante
Anima mia. Mi parlano e rispondo
Un pensiero che sdegna il rauco suono
Della parola e non sarà mai scritto.
Che se per vago error non sbaglia il senso
Arcano che mi fa non istraniera
Questa tristezza, anch'io fui già del volgo
Forse altra volta o cadde alcun dei miei
Ne' rotti solchi. O forse in una sola
Anima ondeggia il mar delle tristezze
E in me percote, mormorando, il flutto
D'antichissimi pianti….
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