Ancor non era
Nata in quei giorni, o verde Chiaravalle,
Nel dolente pensier d'un cenobita
Quest'abbazia, che in mezzo ai prati erompe
Gotica mole e par fatto di pietra
Malinconico sogno.

O Chiaravalle,
Quante migrar dalle tue chiostre al cielo
Consolate colombe e quante ancora
Vorrian fermar nelle tue nicchie brune
Una pace che fugge! A stento il nido
Nelle rovine tue nasconde il picchio,
A cui lacera il cor spesso il rimbombo
Del cacciator malvagio; e l'ombre stesse
Del padri incappucciati (s'egli è vero
Che si adunino a notte in mezzo al coro,
Quando la luna luccica inquieta
A turbare il gran sonno degli avelli)
L'ombre dei padri esterefatte balzano
Al reo fischiar della macchina nera,
Che solca l'orto del convento e versa
Bave di foco ed aliti d'inferno
Sulla mesta Certosa. O Chiaravalle,
Alle tue mura già scende l'insulto
Della vita che rugge e che trascina
Gli stridenti bisogni. Indarno all'urto
Potran dei vivi reggere le antiche
Mal sorrette dai santi absidi tue
All'incalzar del tempo. Alla cresciuta
Prole d'Adamo è scarsa aiola il mondo,
Sì che ogni valle ne trabocca e ingombra
È d'ogni solitudine l'asilo.

* * *

Questi pochi che ancor restano a noi
Viottoli deserti assai più cari
Ci sian, fratelli, e per le ombrose vôlte
Andiam recando i desideri e i sogni
Cari agli dei, che il grosso volgo ignora.

IL CANTO DELL'ULIVO

Battaglia di Abba Carima

Il tuo bel giovinetto Aldo partìa
Per la terra dei mali un dì d'aprile,
Mentre di rose rubiconde e bianche
Fiorìa tutto il giardin: e ancor fiorisce
Maggio che lui già d'Africa il deserto
Preme sepolto… e non avea vent'anni,
Povera madre!—il tremolante bacio
Tu non sentisti allor che sull'arcione
Ei balzò vigoroso e via si tolse
Dalla soglia paterna e dagli sguardi
Delle pallide amiche. Oh almen se morta
Fossi e discesa innanzi a lui, tu prima
Ad aspettarlo sull'oscuro ingresso,
Ombra ridente, non vedrei te folle
Nella vedova casa andar vagando
Senza pianto a cercar, ombra mai viva,
L'orme sanguigne del tuo figlio ucciso.
Mai non si sazia l'egra fantasia
Che si specchia nel reo sogno (se un sogno
La reità può vincere del vero)
A rinnovar le non mai viste scene
Di dolor, di terror, di scempio atroce.
Quando dall'ambe quando dagli acuti
Inesplorati sassi, ove s'infranse
Non la menzogna, ma d'Italia il cuore,
Fur visti uscir neri nugoli densi
Di vive fiere umane e scender quasi
Torrenti nel fragor cupo dell'armi
A travolger le candide coorti,
Il segreto a cercar della fiorente
Lor giovinezza coll'immondo ferro.

A quest'assalto d'indomati affanni
Arde la fronte. Una vampa ti assale,
Misera donna, qual di sabbie aduste
Pregne di sangue. Nell'odor del sangue
Balzi la notte esterefatta e scalza
Discendi a supplicar qualche rugiada
Dal ciel che brilla immobile sul capo.

* * *

Pace, fratelli, alle materne angoscie
Pace preghiamo! e se la pace è tolta
Alle torbide voglie, alti dal cielo
Preghiamo i sonni all'umido guanciale,
Fin che sugli occhi placido discenda
Come lento crepuscolo l'oblio.