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Ecco dorme la madre: e per incanto
Dagli assopiti sensi ecco fiorire
Una verde vision di spessi ulivi,
Tra cui sen viene in veste più che neve,
Reggendo il tronco d'una spada infranta,
Il suo bel giovinetto Aldo, più bello
Dell'Arcangelo in viso e più raggiante.

"Da una terra di sogni, ove non giunge
"Che il sospir delle madri, a te ritorno,
"Madre—egli dice.—Ivi l'eterno ulivo
"Della pace frondeggia e a te un germoglio
"Ne reco intesto a una stillante lama
"Prendi, mia cara, e nella sacra terra
"De' padri miei la morbida radice
"Spargi ed il pianto delle oneste donne
"Le sia ruscello. A seminar l'ulivo
"Ti porgo il ferro della fredda lama,
"Che penetrò quest'ossa e vi si ruppe.
"Ove del bianco ramo esce in tenera
"Ombra, rinasce il suon delle canzoni,
"Danzano i cuori, il negro sen la terra
"Schiude al tesoro del crescente pane,
"Ritorna il lento faticoso ardire
"Del ben oprare, che il furor di pochi
"Sgomina spesso e il vaniloquio assorda:
"Dell'umano alvear vola il ronzio
"Lieto, frequente, a sparger la dolcezza
"Che il sacro fiore della vita emana.
"Olio stilla il bel ramo e il lume scende
"Dalle lampade ai libri, ai miti altari,
"Alle nebbie dei secoli. Di questo
"Amabile arboscel sparsa la via
"Fu di Cristo quel dì che al mondo sparse
"La nuova legge, ah non compiuta, e invano
"Scritta nel libro, o sacerdoti, e in oro
"Scolpita invan nelle marmoree imposte,
"Se vivente non sia legge dei cuori.
"A voi madri, a voi spose, a voi sorelle,
"Serbato è il seminar questa di pace
"Viva radice all'ombra dell'amore,
"Che per voi crescerà grande coi rami
"Sopra le case e le dormenti culle;
"Ma non si posi il sacrosanto bacio
"Della donna sull'orma empia del sangue,
"Nè il dolce amplesso la fatica onori
"Di chi sogna lo strazio empio dei corpi
"E il fluttuar del sangue e le nequizie
"Oscure della Morte.

"Noi per sempre
"Caduti il lacrimar poco ristora,
"Ma ne ravviva il pio pensier dei vivi,
"Se dal nostro morir tranno argomento
"Di futura giustizia. Anche la morte
"È un proceder avanti, è un mite sogno
"Che rispecchia gli eventi ancor non nati,
"Se dalle tombe sanno estrarre i vivi
"L'idea sepolta e dispiegarla al sole."

EVOCAZIONI

I.

Chi togliere mi può questa possanza
Ch'eccita il core delle morte cose?
Se un dio si agita in me, ben alla forza
Che schiaccia il mondo io mi ribello e balzo
Sopra il dolor e là dove trascorsa
È poc'anzi la Sfinge scolorita
Figlia di morte col massiccio carro,
Del mio pensier (io magico poeta)
Suscito i fiori e a nuove danze incito
Le figlie del mio sogno. Inutilmente
Tenta intralciarmi di sua spine il passo
L'orrida selva, oppur di sue tristezze
Accumulate mi fa cerchio e muro
L'ora che passa. Il mio poter s'innalza
Incontro al fato e dalla morte chiamo
Fonte viva d'immagini viventi.
A lor io mi accompagno e vo superbo
Del mio corteo, qual simile non ebbe
Il gaio re della leggenda Arturo
E nessun dei dipinti Saladini,
Che di Georgia trassero e di Samo
Le più candide spose. Io son tal sire
Nell'ampio regno del pensier, che tutte
Meco trascino le letizie e i giochi
Che infiorano le culle. Io d'ogni bionda
Pargoletta che ride esser presumo
Fratello e d'ogni bimbo ingenuo amico.
Chi può vietar che al core del poeta
Scenda la voce e l'innocente invito
Dei fanciulli che chiamano? e chi vuole
Un amplesso intralciar d'anime amanti?

II

So che beato estimasi tra i pochi
Chi stringe nella man la chiave d'oro,
Ch'apre gli scrigni del pensiero e svela
Il tesor degli affetti e le riposte
Gemme della sapienza.

Anche beato
Chi può del libro rompere i suggelli
Che di Natura l'ultime contiene
Immobili ragioni e chi alla fonte
Può ber della Virtù, dove di quercia
Incoronata sta la veneranda
Esperienza, che le sempre eguali
Leggi ritrae con giusta mano e fila.