Mia cara lampa, io ben sperai che al fuoco
Avrei della tua fiamma ancor potuto
Toccar le corde coll'antico gioco
E cader sul mio povero liuto.
Alla tua luce avria la stanca mano
Scosse l'ultime note e men dolente
Saria finito il salmo della vita.
Or che sei spenta erra la man smarrita
Nel desolato buio eternamente
A ricercar le vecchie corde invano.
* * *
Tutta bianca al tornar del nuovo aprile
Fiorìa la siepe e tiepida fluiva
Per ogni verde riva
La tua fraganza, o violetta smorta.
Per queste balze andava essa gentile
Cogliendo fiori come in un giardino,
È morto il biancospino,
Morta è la siepe insiem da ch'ella è morta.
Non più pei freschi rugiadosi seni
Di questa valle, ov'ella corse e scese,
Ancor dal sole accese
Le rosette vedrò che il maggio porta.
Aridi e spenti, sol di stecchi pieni,
Rivedrò i boschi e serpeggiar le ortiche
Nel folto delle spiche:
Chè tutto è morto qui da ch'ella è morta.
VOCE DALL'ALTO
Dalla mia spoglia uscita
Or batto l'agil volo,
Non in un angol solo
Del ciel, com'io credea,
Ma vezzeggiata idea
Dovunque il tuo pensier mi cerca e brama.
Nel Dio che a sè mi chiama,
Che in ogni stella splende,
Lo spirito si accende
Della mia vita corta:
Seco mi tragge e porta
Ovunque il tuo pensier erra e riposa.