Or sai più cose che non t'eran note
Prima e che forman la tua scienza nuova:
Sai che il dolore quanto più percote
Del cor le forze invigorisce e prova.

Sai che cenere e fumo, ove le vere
Cose s'infiamman, son le cose vane:
Che come gemma tra le scorie nere
Tra i fuggevoli beni amor rimane.

Sai quanto amari son del pianto i rivi,
Che i dolori trascinano del mondo,
E quanta forza danno i morti ai vivi
A portar la speranza fino in fondo.

In mezzo al rombo degli umani guai
Dolce rifugio sai che aspetta e tace
Oltre il Tempo la Morte: ed anche sai
Come sorrida un angelo di pace.

LE VISIONI DEL CIECO

I.

Solo presso lo scoglio, ove il dolor mi lega,
vedo nel vuoto abisso passar gli anni caduti
e le cadute cose.

Giran le spente occhiaie qua e là dentro la bruma
dell'ombra che mi serra e, brancicando, ancora
qualche fantasma io stringo.

Nell'addormito spirito, quale su mar deserto
repente un alcione candido irrompe, il cieco
così della mia tenebra

Orror fende una donna, uno splendr che i muti
segni richiama e suscita delle memorie spente
nel gran mar delle lagrime,