Alla tristezza scioglie il duro incanto.

III.

Ogni nebbia si dissipa e prevale
il sol che nasce da un bel mar turchino,
entro la selva che mutò colore.

Approdan vele stanche al litorale,
donde scendono donne nel giardino,
che fa la selva tra le piante in fiore.

Hanno nel viso le signore sante
le soavi memorie e reca ognuna
un picciol vaso di preziosa essenza.

Per i viali muovono le piante
senza versar dai corpi ombra veruna
come di sogno molle evanescenza.

IV.

Vanno le donne angeliche nell'alta erba fiorita
in lagrime la cenere strisciando di lor veste,
E morta, ma ridente nel suo splendor celeste,
portano una fanciulla tra i gigli impallidita.

Di soave tristezza inebriate, il suono
mandan le bianche voci. L'anima sofferente
le segue umile e casta del pianto alla sorgente,
ove le belle attingono la grazia del perdono.

Presso la soglia candida, da cui l'onda deriva,
si prostra il fiero sdegno, l'ira si prostra cieca:
più t'immergi nell'acqua che la fontana reca,
più la fanciulla morta a te ritorna viva.