E anche Don Luigi, benchè avesse tanti motivi di tristezza, più assai e più gravi di quel ch'io potessi allora immaginarmi, si faceva una gran forza e conversava e mi parlava di me, delle cose mie dimenticando, nella premura di intrattenermi piacevolmente, sè stesso e le sue pene: tutto ciò senza sforzo per una volontaria e spontanea delicatezza.
Invece io, il solo senza fastidi (allora non ne avevo), io spensierato, pareva il più cruccioso di tutti. Ammiravo come ho sempre ammirato senza poterlo imitare, quell'eroismo umile di tutte le ore che piglia la vita come vien viene, come una battaglia e la combatte valorosamente ad oltranza.
XI.
L'indomani Don Luigi uscì subito dopo il desinare,—e più tardi lo aspettai invano al solito ritrovo. Non mi sentivo di vena a lavorare; dopo aver buttate giù, a lunghi intervalli delle pennellate a casaccio di quelle che non persuadono la coscienza, presi una risoluzione, raccolsi i miei barattoli e me ne tornai difilato a casa,
Don Luigi non era rientrato.
Baccio mi disse misteriosamente:
—Il sor curato è salito alla Carbonaia, ciò vuol dire che tornerà di buon umore.—Non c'è stato da quasi un mese; quella passeggiata gli fa sempre un gran bene.
Il sagrestano si fregava le mani soddisfatto e intieramente sicuro dell'efficacia del rimedio,
Compresi dalle sue parole che si trattava del terreno prediletto, causa delle contestazioni del sindaco.
Mi prese ansietà di vedere questo miracoloso rifugio. Mi feci indicare la strada e, sotto pretesto di andare incontro al curato, affrettai il passo per prevenire il suo ritorno.