Si rabbuiò un momento; poi, data una crollatina di spalle:

—Non monta, sclamò; in fin dei conti non facciamo nulla di male.

Ciò era vero; ma i suoi sentimenti elevati, purissimi potevano essergli imputati a colpa da animi piccini.

E, in ogni caso, egli si fidava troppo. Ci era là chi poteva dargli di grandi molestie, come si vedrà in seguito.

Don Luigi era tanto contento quella sera, che non si diè pensiero di questo piccolo incidente e continuò il discorso.

Mi scordai di riferirgli la promessa data ad Aminta.

Però egli mi tradì subito involontariamente. Non sì tosto, rientrando in casa, ci imbattemmo nel giovinetto, gli corse incontro, lo prese sottobraccio e avviandosi verso lo studio, gli spiattellò senz'altro quanto sapeva sul conto suo, e si affrettò a rassicurarlo dichiarando che, essendosi incaricato del suo avvenire, non solo non intendeva fargli violenza, ma sentiva l'obbligo di aiutarlo a cercare una carriera che fosse interamente di suo genio.

Infine Aminta mi fu riconoscente di avere precipitata questa spiegazione tanto temuta e così insperatamente gradevole.

Dapprincipio il poveretto non osava quasi credere alle proprie orecchie: poi rimaneva interdetto: provava una terribile soggezione del suo successo.

Passammo una gioconda, una deliziosa serata. Si fecero i più lieti pronostici e i più vari disegni per l'avvenire di Aminta.