Evidentemente il curato non prodigava le sue affezioni domestiche al di là della libreria.
La fantesca ritornò sull'uscio donde era uscita. Il cigolìo mi fe' volgere la testa: ella pareva volermi dire alcun che e non averne il coraggio. Dopo aver titubato alquanto:
—La scusi, balbettò, la scusi tanto; mi trovo colla credenza vuota come la chiesa alla mezzanotte. Domani sì, ce ne sarà della grazia di Dio… adesso….
—Oh! la mia cara donna, la interruppi, vi pare? Fatemi friggere due ova, e datemi un boccone di cacio, oppure un tozzo di pane in una scodella di latte; sono i cibi che preferisco e non voglio assolutamente che vi diate altre brighe. Anzi, se mi permettete, verrò in cucina ad aiutarvi.
—Oh! che buon signore! già l'ho detto subito dalla faccia. Venga pur qui, se non vuol star solo finchè torni don Luigi; quanto ad aiutarmi (e si diè a ridere fra i denti), non è mica caso… se ne avessi bisogno, c'è Baccio.
—A proposito, sclamò il campanaro quando entravamo in cucina; mi scordavo di dirvelo, o Mansueta; sapete dov'è il signor curato?
—Lo so io? stavo annaffiando quel po' di piselletti che sembra siano stati cosputati dalle streghe, che Dio mi perdoni… che non vogliono dar segno di vita…; sento il campanello, vengo dentro, e don Luigi non c'era già più.
—È dalla Gina che muore.
Per poco la povera Mansueta non si lasciò cader di mano la scodella che stava per collocar sui fornelli.
—Santa Caterina beatissima! Dite da senno? Ma come mai? non è possibile… con quel povero bravo suo marito… che l'ho visto nascere! e con quella povera creatura di bambina! lasciarli soli… è impossibile, è impossibile. Baccio, vedrete che Don Luigi non la lascierà morire così.