»Alcuni mesi dopo, in seguito a una burrasca violenta, la signorina Rosilde abbandonò la casa De Emma e si rifugiò qui presso sua sorella Mansueta.
»Anche qui il signor Angelo l'incontrò qualche volta per istrada, e, naturalmente ostinato come è, egli insistè per ottenere il favore della silfide… che però era già staggito. Il povero De Boni arrivava sempre fuori tempo; ed anche allora dovette forbirsene i baffi».
M'ero studiato di mostrarmi indifferente al racconto e di ascoltarlo con quell'aria di profonda indifferenza che non accetta e non rifiuta.
Ma egli era riuscito a cattivarsi la mia attenzione. E a questo punto non potei trattenermi dal chiedere:
—E il preferito chi era?
—Chi era? rispose con un ghigno malizioso guardando al soffitto coll'apatia simulata di una pretesa superiorità:—chi era? qui sta il punto.
Dichiaro che nel signor Bazzetta c'era la stoffa di romanziere.
Conosceva e praticava per istinto tutti gli artifizi della narrazione.
Egli proseguì:
—Una sera ero di guardia nella farmacia a Zugliano e discorrevo col dottor De Emma; capita una vecchierella a spedire una ricetta rilasciata da una empirica, notissima in quei dintorni, per le sue cure d'ogni specie. La cosa era tutt'altro che regolare, ma allora non si andava tanto per il sottile e la medichessa aveva clientela troppo numerosa per poterle impunemente mancare di riguardo. Per espressa volontà del nostro principale noi si spedivano con qualche cautela le sue ordinazioni.