Misurava la camera a passi ineguali: era vivamente preoccupato e pareva assai inquieto del colloquio che in quel mentre seguiva nel salotto. Sempre fisso nell'idea ch'egli fosse la causa prima di tutto il malanno, io attribuivo la sua agitazione al rimorso. Sedetti accanto al camino e tacqui.
La nostra attesa non fu lunga,
Era scorso appena un quarto d'ora che Attilio comparve sull'uscio e mi disse:
—Vo a cercare il cavallo, mi accompagni? Aveva una ciera tanto buia che mi sgomentò. Fuori mi prese a braccetto.
—Dunque? domandai con viva ansietà.
—Cose gravi, caro mio; l'accusa del sindaco sarà falsa; però sussistono i motivi con cui ha voluto spiegarla.
E mi ripetè il colloquio con Don Luigi. Rimasti soli, Attilio, scusandosi con gli obblighi del proprio ufficio, gli avea rivolto questa domanda:
—Qualcuno pretende che sia corsa qualche relazione fra lei e una donna legata in qualche modo col defunto De Boni. È vero?
Don Luigi s'era turbato forte, e impallidendo subitamente, a capo basso, aveva risposto:
—È vero.