S'era informata e sapeva che potevano servire come principio di prova legale.
Quando ebbe finito il suo racconto, il sentimento del giusto si sollevò in me.
—Rosilde, amica mia, le dissi con una certa severità, quel che fate non istà bene, e io non posso in coscienza farmi complice vostro.
Il suo viso si contrasse paurosamente,—il pensiero ch'io potessi distruggere l'edifizio con tante pene innalzato, la mise alla disperazione.
Mi guardò cupamente e disse:
—Ebbene io mi ammazzerò e finirò ogni cosa… E alzatasi repentinamente con una vivacità di cui non l'avrei creduta capace, sbattè il capo nel muro due o tre volte prima ch'io potessi trattenerla.
Riuscii, con stento, a calmarla. È inutile dire che le giurai di tacere.
Però qualche ora dopo, cercai d'intenerirla con altre ragioni: le parlai della creatura che stava per nascere: le feci presentire ciò che avrebbe avuto a soffrir dal De Boni a cui ella lo imponeva.
Strano! ella non aveva mai pensato al frutto delle sue viscere!
Fu tocca dalle mie osservazioni:—si raccolse dolorosamente; lagrime cocenti le sgorgarono dagli occhi.