Un avvenimento straordinario, e complicato da molti casi fatali, venne a troncarle sul più bello, od almeno a cambiarne il corso.

Il vecchio scorridore di giogaie, l'iracondo dispensiero di bastonate, il bevitore senza pari, il giuocatore febbricitante, cominciava a sentire il peso degli anni inesorabile. I primi bagliori dell'alba che venivano a trovarlo nel letto, egli non li salutava più coll'animo lieto di una volta; «così presto?» pensava, e vestivasi con minor sollecitudine, guardando con un senso d'invidia, che non voleva spiegare a sè stesso, la moglie che russava dall'altra parte. Le erte lo infastidivano; brontolava assai spesso contro l'incuria degli appaltatori stradali: e si sorprendeva le molte volte, a mezzo del cammino altre volte percorso d'un tratto, seduto sotto una quercia, colla testa annuvolata e le ginocchia indolenzite. Nel tempo stesso il suo carattere subiva insensibilmente una trasformazione. Il malumore senza parentesi serene, il non mai interrotto digrignare dell'animo suo, subiva adesso dei lunghi intervalli di stanchezza, nei quali pareva che quell'orso si sprofondasse in una profonda ed amara meditazione. Erano rimorsi? Era presentimento di avvenire funesto? La podagra lo assalì repentina come un colpo di fulmine, e colla podagra tutti gli incomodi e le sofferenze reali o immaginarie che sono conseguenza degli improvvisi cambiamenti nelle abitudini inveterate.

Allora, a sentirlo, non c'era giuntura che non gli dolesse, nè c'era altro sollievo per lui, che stroppicciargli le dita: ciò che la placida sua consorte disimpegnava colla impassibilità e lo scrupolo con cui rigovernava ogni sera il vasellame di cucina. Al mattino era preso da granchi fortissimi allo stomaco che lo contorcevano sulle lenzuola come una serpe a cui si sia fracassata la testa; e lo seppellivano sotto una montagna di pannolini caldi che, egli, dopo un momento, gettava dalla finestra.

Condannato all'immobilità dalla malattia, ebro di noia, un pensiero che non gli era mai passato pel capo dacchè era uscito dalla scuola, gli attraversò la mente: che cioè esistevano dei libri e che probabilmente essi dovevano essere stati fatti per qualche cosa. Ne chiese; e fu un grande avvenimento in famiglia. Le due pulzelle corsero a nascondere nel solaio certi volumi che usavano leggere di soppiatto e che vendeva loro di tanto in tanto il compiacente mercante girovago (il masciago ) che passava pel paese ogni quindici giorni; e il lettore del Manuale di Filolea fu molto contrariato di veder un vuoto nelle due file di libri ascetici che componevano tutta la sua supellettile letteraria.

Poche persone venivano a visitare l'ammalato: la casa De Boni aveva qualche cosa scritto sulla facciata che parea dire alla gente—«stanimi lontano». E ancora, a quei che vi andavano di tanto in tanto, vuoi per carità, vuoi per altri fini, la mezz'ora, presso quel capezzale, somigliava a una mezz'ora passata in una tomba. Il vecchio podagroso li salutava con un monosillabo, poi li lasciava parlare, mentre la sua attenzione pareva aggirarsi le mille miglia lontano. Le labbra erano in perpetua agitazione, e gli occhi che teneva abitualmente fissi alla parete davanti a sè, d'improvviso, a un punto inconcludente del discorso che gli era fatto, si animavano e venivano a squadrar stranamente dal capo ai piedi il narratore. Ciò che facea rabbrividire e balzar sulla sedia costui. A volte, li interrompeva sul più bello di una narrazione con un addio, secco come una acciuga, e riapriva un San Tomaso d'Aquino, o il Mese di Maria, riaccomodandosi il guanciale sotto la testa.

La famiglia non si diede per molto tempo pensiero di queste ascetiche malinconie. Ma un giorno il figlio Angelo s'accorse che la cosa si spingeva a conseguenze imprevedute e per lui poco gradevoli. Suo padre diventava caritatevole,—faceva delle elemosine. Per un uomo, noto per la sua tirchieria, la cosa era grave. Era certo segno di un grande disordine morale; perciò i maggiori eccessi diventavano possibili.

Diffatti la sua prodigalità in breve non ebbe più limiti. Buttava via il danaro e le robe dalla finestra—letteralmente.

Quale era stata la causa di sì strano rivolgimento?

Ecco: un giorno leggendo il Vangelo; gli era caduta sottocchio quella sentenza, satura di un sublime socialismo, che dice:— In verità vi dico è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che non un ricco entri nel regno dei cieli.—E poi la risposta del Cristo al Fariseo:— Se vuoi la salute, va, vendi ogni aver tuo, e danne il prezzo ai poveri.

Queste parole avevano rimescolato le viscere del vecchio peccatore spaventato. Il suo animo fu sopraffatto da superstiziosi terrori.