Fosse stato il lupo, fosse stato l'orso!… non mi avrebbe messo maggior spavento. Spavento, dico? no, rabbia, stupore, ribrezzo; giacchè era lui, l'infame uomo, che aveva spiato i nostri passi, che ne aveva certamente indovinato il motivo, e da quel momento, lo giurerei in punto di morte, stabilì di affrettare la rovina della povera Gina e la mia.
Ci seguì, a pochi passi di distanza, fino sull'uscio.
Mentre io stavo aprendo adagio adagio per non svegliar la famiglia, ci passò dinanzi, sempre alquanto lontano, e intonò zufolando l'aria di una canzone oscena, come per cimentarmi, che so io, per farmi perdere la testa del tutto.
Qual notte fu quella! Il sonno che a mia memoria non mi aveva mancato mai, tranne che nell'ultimo mese che precedette le mie nozze (ma quelle erano veglie che non darei ancora adesso per tutto l'oro del mondo) non voleva saperne ad ogni costo di venire a togliermi la febbre che mi ardeva. La povera tosa, che capiva il mio turbamento, benchè me ne stessi zitto, faceva mostra di dormire; ma io mi accorgeva che vegliava e che il suo cuore batteva come il mio. Essere angosciati, e allo scuro, e non poter muoversi, non so se l'abbiate provato anche voi, è una cosa a cui Dio non dovrebbe condannare una povera creatura. Come la disgrazia diventa più grossa, come il buio somiglia più buio e pieno di diavolerie e come sembra di aver sullo stomaco una pietra da mulino!…
Che cosa ho mai fatto, andavo arrovellandomi dentro di me, che cosa ho mai fatto di male per meritarmi questa tribulazione? Ho lavorato fin da piccino come una bestia da soma, non ho mai torto un capello a nessuno, non ho mai, mai mancato di rispetto ai miei vecchi, ho voluto bene alla Gina, onestamente, e l'ho sposata da onest'uomo; ho cercato di tirar su il meglio possibile i figli che la Provvidenza mi ha dato… perchè ci deve essere un cane?… E, sentendomi serrarsi i pugni e affogarmi della voglia di bestemmiare, domandavo scusa al Signore e facevo voto di starmene cheto ed anche…..anche di perdonare…..—ma….. perdonare….. purchè, purchè….. e il pensiero che colui potesse toccar, fosse con un dito anche, soltanto un lembo di una manica di Gina, mi faceva ribollir il sangue daccapo! E le parole del signor curato che poco prima pareva mi avessero un po' sollevato, allora mi suonavano all'orecchio con un effetto del tutto diverso. «È un uomo capace di tutto!» Che tutto? Tremavo, e gelavo e bollivo. E se Gina non mi avesse detto le cose che a metà?… Infelicissimo uomo!… Nessun pennello, nessuna penna avrebbe potuto ritrarre l'indefinibilmente profonda espressione di dolore e di rabbia, di abbattimento e di energia che in quel momento appariva in quella faccia smunta su cui le lagrime non scorrevano più.
Io e Baccio attoniti, rattenendo il respiro, non battendo ciglio, lo guardavamo immobili e atterrati ugualmente; egli, semi-idiota e vecchio montanaro, ed io non montanaro, non semi-idiota e non vecchio, affratellati da due sentimenti di pietà che nella bilancia di Dio certo avrebbero pesato lo stesso.
E Beppe, alzatosi e camminando a lunghi passi per la cucina, continuava:
—A questo dubbio che mi afferrò per il collo come una tenaglia rovente, restar un minuto ancora immobile e allo scuro, sarebbe stato lo stesso che morire.
Balzai dal letto, accesi il lume, lo accostai a Gina e la fissai… chi sa come, in faccia.
Ella aveva gli occhi spalancati e a sua volta mi affissava, tentando di sorridere… ma piena di spavento.