Io continuai:

—Guardate, per darvi esempio di schiettezza, vi confesso, che a torto od a ragione, mi rincresce vedervi avviato a far sagrifizio di tutta la vostra vita… dicono che la vita è tanto ricca di brave e di belle battaglie, perchè ritrarsi? è meglio battersi.

Il poverino crollò tristamente il capo:

—È il signor Angelo che lo vuole…..

Il solo pronunziare quel nome lo faceva rabbrividire.

—Appena acconsentì a incaricarsi di mantenermi egli mostrò la maggior impazienza di liberarsi di me e volle ch'entrassi in seminario.

—Voi non siete stato allevato in casa del sindaco?

—No fino a dieci anni io rimasi colla zia Mansueta al presbiterio. Così vi fossi rimasto sempre. Dacchè ne sono uscito io non so immaginarmi paradiso diverso dalla mia felicità in quegli anni beati della mia infanzia, tanto dissimili da quelli che li seguirono. Quando lessi nel Klopstock i lamenti di Abbadona, l'angelo esiliato dal cielo, piansi colle sue parole la mia sciagura, e mi trovai più disgraziato di lui perchè io sono punito di colpa… che non ho commesso. Il curato mi voleva tanto bene… poi parve sempre amoroso, rispettabile… l'opposto di quell'altro…..

—Perchè dunque vi ha abbandonato nelle mani di uno che non ha nessun affetto per voi?…

—Oh non è stato lui, ne sono sicuro… quel giorno che io lasciai la mia queta stanzuccia del Presbiterio, egli mi prese in disparte mi abbracciò stretto e piangendo mi disse:—Povera creatura, mi ti vogliono levare e mi strappano il cuore, io ti terrei tanto volentieri.—Poi si fe' promettere ch'io sarei venuto spesso a trovarlo e che in ogni mio bisogno avrei ricorso a lui. E diffatti tutte le volte che ha potuto in qualche modo aiutarmi egli l'ha fatto ed io gli devo tutte le poche gioie che m'ebbi in questi otto anni di purgatorio.