La virtù del curato, la sua calma in mezzo a tante tempeste e a tanta malvagità, la sua fede nel bene erano enigmi che mi premeva di scandagliare.
Aspettavo con viva ansietà le confidenze,—le rivelazioni promessemi il giorno innanzi: ma quella sera non vennero: il buon vecchio pareva aver scordata, nella quietudine della propria contemplazione, la sua promessa.
Parlò con la sua bonaria argutezza di cose alte, sublimi; una soave malinconia cresceva prestigio alle sue parole. Era impossibile dubitare della sua sincerità. Io era un po' distratto; ma a poco a poco il discorso cattivò la mia attenzione, e vi presi parte anch'io.
Dopo cena Baccio mi accompagnò nella mia camera.
Gli manifestai la mia meraviglia per la tranquillità dal curato.
—Sempre così, mi disse; quando lo colgono dei grandi dispiaceri ha degli accessi subitanei, violenti, ma che durano poco: egli si ritira in qualche angolo, passa qualche ora a pensare,—poi torna quel di prima, rassegnato, indulgente con tutti.
XX.
Seguirono dei giorni queti quanto i primi erano stati tempestosi. La vita è piena di tali contrasti «inverosimili».
Pareva che tutta quella burrasca si fosse scatenata apposta per farmi sentir meglio la pace profonda del Presbiterio.
Dopo una settimana io mi chiedeva se, per caso, tutto quell'imbroglio, non fosse un sogno: non aveva più incontrato nè il sindaco, nè il Bazzetta.