E quando l'ebbe tenuto tanto sulla corda, che il pover'uomo ansava, e lo guardava spaurito, non sapendo dove diavolo volesse andare a parare l'amico, a qualche cosa di serio per certo, gli disse: è successo questo, questo, e quest'altro.

Lo zio Saverio spalancò tanto d'occhi; poi tirò giù il berrettino, e cominciò a grattarsi la zucca.

—Birbone!… ripeteva con voce piagnucolosa, birbone!… E non sapeva dir altro.

Anche questa volta prese il bastone, e corse da don Francesco. Il buon galantuomo scosse il capo e il codino, e guardando il vecchio che pendeva dalle sue labbra, disse:

—Qui bisogna rimediare seriamente.

—E come? Santo Dio, non ho forse fatto di tutto per….

—Umh, interruppe l'altro grattandosi l'orecchio, ne siete proprio sicuro?… Siete stato troppo debole, compare Saverio, troppo debole! Certi esseri, vedete, che hanno un curioso naturale, bisogna tenerli sotto appena escono dalle fasce, altrimenti è impossibile ridurli: il trattarli poi con un po' di fra Pioppo non fa mica male. (Fra Pioppo, chi non lo sapesse, per don Francesco era il bastone). Avete lasciato prender radice ai cattivi istinti, compare Saverio; e ora, Dio non voglia che sia troppo tardi!

Lo zio Saverio lo guardava tutto sgomento, e a bocca aperta: don
Francesco strinse le sopracciglia, e stette a pensare.

—Via mandiamolo a Bronte, e facciamolo prete, disse a un tratto.

E impietosito della cera che seguitava a fare il vecchio, cercò di consolarlo.