—Nella sua camera.
—Venite…. lo dirà a suo fratello.
L'infelice era seduta sulla sponda del suo lettuccio. Aveva le mani abbandonate in grembo, nel volto marmoreo i suoi occhi fissi, orribilmente sbarrati, ardevano d'un fuoco sinistro. L'aveva presa uno strano intorpidimento che ammortiva le sue sensazioni; aveva nel cervello annebbiato un formicolio. Vedeva la faccia del padre, con quell'espressione terribile, e a un tempo Peppe, pallido, insanguinato, con i capelli irti, stender le braccia verso di lei. Stentava a mettere insieme le idee.
—Bisogna avvertirlo… bisogna avvertirlo…. Queste sole parole galleggiavano nel quasi annegamento della sua intelligenza; e le ripeteva e le ripeteva tra di sè, pronunziandole senza voce, con le sole labbra.
Non sentì il rumor dei passi de' due uomini che venivano: si riscosse solo quando si spalancò l'uscio, ed entrarono. Balzò in piedi, e corse a rannicchiarsi contro il muro, come un bambino il quale abbia paura. Mugolava.
Il su Carluccio digrignava i denti come una bestia feroce; aveva gli occhi iniettati: fissò un momento la sorella, poi le saltò alla gola.
—Baldracca, urlò, baldracca, se mio padre non ha avuto il coraggio d'ammazzarti, io t'ammazzo sangue della…. Il nome del tuo ganzo…. parla…. dici il nome di colui!…
E stringeva. La povera fanciulla era diventata pavonazza; aveva gli occhi fuor della testa, la lingua penzoloni, e gorgogliava. Vedeva il fratello terribile nel volto, risoluto; sentiva d'impazzire…. Ebbe paura. Accennò con gli occhi che voleva parlare, e quando il fratello allentò la stretta, Peppe Sala, disse come in un rantolo, e s'abbandonò contro la parete.
VI.
Carluccio quella notte non dormì; stette supino nel letto, a occhi aperti, meditando. Egli non sentiva nemmeno un lamento che di tratto in tratto veniva dalla carboniera, dove avevano chiuso la povera Rosa. Uscì che non era ancora aggiornato: si tirava dietro, per la cavezza, la cavalla nuda.