Serena stette così lungamente, bevendo l'aria fredda della notte, col cuore stretto da un'angoscia indefinita.

Un soffio gelato la tolse da quel torpore: il vento s'era messo a spirare da tramontana. Chiuse lo sportellino, spense il lume, il cui lucignolo faceva il fungo tristamente, ed entrò nella sua camera. S'udiva il russare sonoro della vecchia.

Era stanca, rifinita, e tremava dal freddo: s'avvolse in un vecchio scialle, sedè al capezzale del letto, dove con le manine in croce, con le guancette accese, con il respiro dolce tra le labbruzza semiaperte, dormiva il suo figlioletto, e si mise a piangere in silenzio.

L'indomani tutte le autorità del paese erano in moto: un contadino era venuto a dire che sotto alla Rupe Rossa c'era il cadavere d'un uomo. In piazza si formavano de' capannelli: tra un bisbigliare confuso, tra un sospettoso luccicar d'occhi dentro al cappuccio degli scappolari, si parlava dell'accaduto.

Era corsa voce che si trattasse d'una disgrazia, ma non ci credeva nessuno: conoscevano il luogo, ed era assai difficile che uno vi potesse precipitare a caso; compare Peppe non era uomo da buttarvisi apposta: non c'è alcun perchè del resto. Dunque l'avevano ammazzato, e poi l'avevano buttato di sotto: doveva essere un furbo matricolato quello che aveva fatto il colpo! Forse era stato un carbonaio a cui aveva dato delle nerbate; o Vito, a cui aveva fatto pagar le spese del danno fatto dal mulo nel campo di don Ciccio; o Brasi col quale s'eran barattate quattro parole un po' vive la domenica avanti. Insomma conchiudevan tutti che qualche cosa sotto ci doveva essere: non s'ammazza un uomo per niente. Lasciava in mezzo d'una strada un figlio, la moglie, la madre vecchia; quello era il vero guaio! in quanto a lui, se l'avevano ammazzato gli stava bene…. doveva avere qualche peso sulla coscienza…. vanno a finir sempre così gl'infami!

Nel Casino, i galantuomini parlavano pure della cosa, con certi visi contenti, come se avessero preso un terno.

Un malfattore di meno, susurravano sommessamente, per paura che non li avessero a sentire gli scappolari che passeggiavano in piazza, tutti birboni que' Sala!… Il padre era morto sul patibolo, e il fratello maggiore era in galera; gli altri due li aspettava la forca.

E facevano voti che si scoprisse il reo, e lo si mandasse in gattabuia, a vedere il sole a scacchi per sempre. Uno al giorno ne doveva succedere di quei casi! i lupi così si sarebbero divorati presto tra di loro, e il paese sarebbe finalmente purgato dalle cattive erbacce.

Intanto, con gran rumore di daghe e di giberne ballonzolanti, venivano al passo di corsa quattro carabinieri e il brigadiere, un omaccione baffuto, che pareva si volesse mangiare i cristiani, con gli occhi. Cessò il brusìo, i capannelli si sciolsero; quella gente si voltava a guardarli di traverso, sputando loro dietro, a voce sommessa, ogni sorta di parolaccie.

Anche nel Casino dei galantuomini si dicevano corna di que' poveri diavoli, sempre in moto, in fin de' conti, per tutelare le vite e gli averi dei cittadini, a rischio di prendersi una schioppettata! Guarda gli sbirri! correvano ora che c'era il morto: dovevano trovarsi là a impedire il fatto piuttosto! ma amavano starsene colle mani sulla pancia, tutto il santo giorno, aspettando la sera, per andare a dormire in casa delle baldracche. Così si mangiavano a ufo il denaro del governo, il quale, poi, era il sangue che cavavano a tutti. Era per mantenere que' fannulloni che quei del parlamento ammontavano dazi sopra dazi, sicchè a' contribuenti non restava altro da fare che dar la loro roba al governo, riserbandosi un tanto al giorno per vivere. Ci voleva una rivoluzione, ci voleva, per fare una bella ripulita!