I primi passi erano fatti: la riputazione se l'era acquistata, aveva la casa, aveva un bel podere, una cinquantina di lirette al mese ricavava dalle lezioni, due tarì al giorno dalla messa; oltre gl'incerti, come essere nozze, accompagnamento di morti, vespri e via discorrendo, senza contare il ben di Dio che gli mandavan gli amici, i galletti delle penitenti, i dolci del monastero. Per bacco, quello di prete era un bel mestiere, quando si sapeva fare!

Allora messo in appetito, non ebbe più freno; dimenticò in certo modo anche la sua solita prudenza. Cominciò a fare «dei piccoli negozi» come diceva lui: comprava lino, abbracio, accia, scarpe, mussolina, ferro e altro, e li dava a credito per il doppio del valore; comprava frumento, fave, orzo, cicerchi, e li dava all'addita (interessi) di quattro tumoli a salma (il 25 per cento!) con l'obbligo di pagare anche la differenza in più tra 'l prezzo corrente nell'inverno, e quello corrente nella raccolta, e frutti di quella differenza per giunta!! prestava danari agli interessi di un taro al mese per onza!! Tutto questo in piccolo, s'intende, egli non aveva ancora tanti capitali.

Queste faccenduole lo tennero occupato tre anni. Impelagata nell'interesse, la carne non lo tormentò co' suoi stimoli: era vissuto nella castità; senza nemmen l'ombra d'un cattivo pensiero. Ma ora lo scopo, in certa maniera, era raggiunto; grazie a Dio, le cose eran ben avviate; ora egli viveva nell'abbondanza; e a quella pasciona aveva fatto la pelle lustra. Fu un risveglio di bestia in fregola.

Non lottò del resto: contrariato debolmente fin da piccolo, era avvezzo ad abbandonarsi a' suoi appetiti: s'era dato al furto e all'usura, con una facilità di prostituta, così fece in quest'altra occasione.

Via, i suoi colleghi non bacchiavano le acerbe e le mature? Nel confessionario facevano servir Cristo da mezzano, nelle case dov'erano ricevuti senza sospetto, sotto al manto della religione insidiavano le pecorelle. Anche i capi davano un bell'esempio! bastava leggere le storie per apprenderne delle grosse su vescovi, cardinali e papi…. O che forse il loro arciprete non aveva in casa la ganza? Era naturale: li aveva ridotti tanti cani arrabbiati la legge sul celibato, e doveva essere un grande imbecille…. o peggio, quel Gregorio VII, e tante pecore quei del concilio…. guarda un po' cosa si voleva dalla natura umana! La cosa era andata sinchè aveva avuto l'attrattiva della novità, poi quei consacrati ristucchi, se n'erano infischiati e del papa, e della legge. E avevano fatto bene. Si parlava loro di Dio, di coscienza…. ah, ah, ah, se uno moriva di sete gli andassero mo a dire di non bere perchè così voleva Dio, e la coscienza! Buffonate! Del resto, egli non cercava di spiegarlo, ma il fatto era lì chiaro e lampante: molti e molti preti, per non dir quasi tutti, e alcuni li conosceva lui, con le mani imbrattate d'ogni sozzura andavano a alzar l'ostia la mattina per farci calare un Dio, e questo Dio ci calava senza tante smorfie, era chiaro.

E dunque?

E quel «dunque» lo portò a un terribile dilemma.

O Dio esiste, e allora come tollera per uno tollera per mille.

O Dio non esiste, e allora….

Allora e non ebbe più freno. Si mosse a cercare con calore, con una smania sempre più crescente, alimentata com'era da' suoi pensieracci: i suoi sguardi si fecero procaci, le sue parole con le donne d'una certa libertà pulita, senza sguaiataggine, ciò che dava meglio nel segno: curò anche con più civetteria quel suo enorme corpaccio… E una notte nella febbre che l'agitava, si rammentò delle due orfanelle che aveva spogliate.