Il marito andava, veniva sempre affacendato come se amministrasse una provincia. Uno sguardo carezzevole alla moglie, un sorriso all'amico, qualche parola buttata lì mentre s'allontanava in fretta, e la sua faccia bruna riprendeva l'aria seria d'uomo d'affari.

VI.

Una sera Mario e Serafina passeggiavano in giardino. A un tratto lei che da un pezzo non faceva altro che aggiustarsi il fisciù tirandolo or da un lato or dall'altro, gli disse:

—Cavaliere, appuntatemi un po' questo benedetto fisciù che mi gira attorno il collo. E senza dargli tempo, gli voltò la schiena, e gli si fermò davanti abbassando la testa, e porgendogli uno spillo per sopra la spalla. Egli trasalì: tuttavia cercando di non guardare la sua bella nuca bianca, introdusse due dita dentro la goletta fissò il fisciù col pollice, e v'appuntò lo spillo.

Quand'essa si rivolse s'accorse ch'era pallido.

—Che cosa avete? esclamò guardandolo con un'aria di bambina meravigliata.

—Io?… nulla!

Un lampo s'accese negli occhi azzurri di lei.

—Via, riprese poi strascicando le parole, chi volete che lo dica alla vostra sposina? rassicuratevi; non ci ha visto nessuno. Ah, ah, ah, ah!

E il suo riso, questa volta non tanto schietto, scoppiò nell'aria tiepida, e fece fuggire una cutrettola che cantava a poca distanza sulla siepe fiorita, e saltellava, or alzando la coda, ora abbassandola con i movimenti graziosi propri di quelle bestiole.