Epperò in processo di tempo Mario cominciò ad accorgersi che i fini di lei tendevano a tutt'altro che ad una semplice dimostrazione d'amicizia; gli era parso di leggerlo nel languore dei suoi occhi azzurri…. Oh! egli era espertissimo in simil genere di cose, e una donna appena innamorata la conosceva subito.
Non ne fu turbato, nè inquieto. No, realmente, non gli piaceva proprio quella donna…. benchè non si poteva negare che fosse bella.
Però si mise a osservare…. Non voleva mica accertarsi della cosa per un fine cattivo; tutt'altro…. ma ci avrebbe avuto un bel gusto a potersi vendicare un pochino della sconfitta durata, della condotta capricciosa di lei. Era sicuro del fatto suo: amava Rosalia che quanto prima avrebbe chiesto in isposa; stimava troppo l'amico, col quale aveva anche un'infinità di obblighi, e non pensava certo ad ingannarlo; oibò, che infamia! sarebbe rimasto saldo come una rupe, freddo come il marmo, lasciando che lei si riscaldasse a sua posta. Oh, il bel giochetto!… Via, si risolveva senza meno, era troppo forte la tentazione: quella signora gli aveva fatto ingollare parecchi bocconi amari. Stabilì il modo di condursi: si poteva riepilogar tutto in due parole, freddezza e ironia.
E seguitò a starsene vicino a lei sotto gli aranci, ad ascoltare il suo cicaleccio, a sostenere il fuoco dei suoi occhi, a sentire il tiepido contatto del suo corpo, quando gli s'abbandonava sul braccio, come se lei non fosse fatta di carne, e lui neppure. Affettò d'adattarsi a' suoi capricci per semplice e pura cortesia, lasciando anzi trapelare la noia che gli arrecava una tal cosa, e gongolava all'idea della rabbia ch'essa doveva provare a una condotta simile. La sera sedevano al fresco, sul sedile di legno tra i lilla del giardino: lui le parlava del marito, con una vena inesauribile; lei affettava un'aria distratta, sfogliava de' fiori. A un tratto alzava la testolina bionda, con un movimento tutto proprio, e gli rompeva le parole in bocca; cominciava a parlar d'un mondo di cose: era un vicino che metteva in canzonella; una storiella scandalosa che spiatellava lì con parole un po' libere, col solito risolino rapido e squillante; o sferzava spiritosamente una signora, sua intima amica; o cinguettava di mode, di balli, di teatri, di ricevimenti; o faceva progetti per il carnevale venturo; mescolando a tutto ciò osservazioni curiose, trovando frizzi per tutti, ma non più per il cavaliere. Ciò quando non raccontava le sue contrarietà domestiche, le quali chiamava, sospirando, guai irreparabili. Allora era lei che gli parlava del marito, aggiustando con un abbassar d'occhi e un allungar di muso un merletto indiscreto che lasciava veder troppo dei tesori del seno, una ciocca ribelle, ritirando rapidamente sotto al lembo della sottana un piedino un po' troppo scoperto per un suo brusco movimento. Eran di carattere affatto opposto…. essa allegra, amante di divertirsi; egli serio, dedito tutto agli affari, felice solo quando poteva occuparsi de' suoi progetti d'amministrazione, fare i suoi calcoli presuntivi su quanto potrebbe dare or questo or quello dei suoi fondi, messi in cultura da lui, con i nuovi sistemi, quando poteva tracciar disegni di pozzi artesiani, di case coloniche, di grandi magazzini. E imbrattava carta e carta tutto il santo giorno senza stancarsi mai. Quel lavoro che lo faceva vivere in mezzo a un mondo di progetti animati da una ridda di cifre, appagava pienamente tutti i suoi desideri. Era buono, era affettuoso con lei, non poteva negarlo…. ma il vederlo sempre lì, serio, dedito a una cosa, le urtava i nervi davvero!
E così dicendo, aveva un certo modo di far bocca da ridere, che faceva venir voglia di mangiarla.
Furlani la lasciava dire: poi usciva in elogi sperticati sugli uomini che si dedicavano al miglioramento delle proprie condizioni: e sosteneva la tesi con calore, enumerando i vantaggi che ne ricavano l'individuo e la società, citando nomi ed esempi d'ogni sorta di gente, e d'ogni nazione, finchè lei s'alzava di scatto: voleva rientrare…. c'era troppo fresco….
Ma a lui invece piaceva di star fuori, e la vedeva allontanare con un sorriso fine, torcendo tra l'indice e il pollice or l'una or l'altra delle punte de' suoi baffi neri.
E ad aggravare anche di più questa sua condotta stizzosa, gli venne in idea di fare il galante con donna Maricchia la cameriera. Bella! superba! era contentissimo di questa sua pensata, proprio quel che ci voleva al compimento dell'opera. E senza mettere tempo in mezzo, cominciò a farle gli occhi dolci.
Donna Maricchia andò in brodo di giuggiole: quell'elegante e bel giovinotto, un signore davvero, innamorato di lei! Oh, la stizza che n'avrebbe il sor cuciniere il quale faceva il superbo come se fosse un gran personaggio! e una volta che la serva da strapazzo gli disse: perchè non sposate donna Maricchia? ebbe il coraggio di rispondere: criati, tuccati e mamati. Sfacciato! essa toccata e maneggiata! essa!… ne voleva crepar dalla rabbia! E sognava un Eldorado: il cavaliere doveva esser ricco. E tutta riscaldata faceva progetti sul modo di condursi con lui: mostrar di cedere, e non cedere; fargli perder la bussula, e mungergli il borselino. Ora era lei che guardava il cuciniere d'alto in basso, come se quell'amorazzo che supponeva nutrisse per lei il cavaliere, l'avesse elevata all'altezza d'una gran dama: e affettava i modi sciolti e civettuoli della padrona, ne scimmiottava d'una maniera assai buffa le arie, la foggia d'abbigliarsi, il riso, quel riso che l'era parso sempre così grazioso.
Ma con gran sorpresa del giovine, e anche un po' con una certa stizza, Serafina non mostrò accorgersi di nulla: egli che a ogni galanteria sbirciava il volto della bella donna, non vide mai contrarsene un muscolo. Era sempre gaia, sempre premurosa, aveva sempre qualcosa da fargli fare, con quella vocina melata, e con quel sorriso ammaliatore che mascheravano un vero comando.