E a scongiurare un nuovo pericolo, si mostrò premurosissimo verso di Serafina, s'adattò a ogni suo desiderio, corse a ogni suo minimo cenno.

E la capricciosa ne profittava.

—Cavaliere, ho dimenticato di sopra l'ombrellino…. sareste tanto gentile d'andarmelo a prendere? Lo troverete sul pianoforte.

Accompagnava queste parole con uno sguardo languido, con un sorriso che aveva, direi quasi, il solo incarico di mostrare i dentini bianchi e ben disposti nella bocca di corallo, e il cavaliere s'inchinava e andava a prender l'ombrellino.

—O Dio…. il mio cappellino…. dove l'ho lasciato dunque?… ah, sì, nel chioschetto. Cavaliere…. sareste tanto gentile d'andarlo a prendere?

E il cavaliere s'inchinava, e andava a prendere il cappellino.

Ed ora era un libro che aveva dimenticato sotto un capanno, or un fazzoletto sul sedile di marmo vicino la vasca, e il cavaliere andava a prendere il libro, o il fazzoletto.

A volte poi si faceva appuntare una forcina fra le trecce bionde; a volte si sdraiava mollemente sotto agli aranci, e vi restava delle ore, mentre lui, sedutole vicino, tracciava col bastone de' geroglifici sul terreno, e rispondeva al suo cinguettìo approvando di tratto in tratto con de' cenni del capo. In quell'ora la campagna, e per lo più soleva essere rinfrescata da un venterello di mare; in un boschetto vicino, un'upupa faceva sentire nel silenzio il suo bu, bu, bu, malinconico, cui una tortora accompagnava col suo canto grave e gutturale: a volte vi schiamazzavano de' cardellini. Essa, stanca finalmente, taceva; poi s'alzava bruscamente, metteva un sospiro, e gli domandava il braccio: voleva passeggiare.

E il cavaliere s'alzava, s'inchinava, e offriva il braccio.

Lei o andava lentamente, abbandonata tutta sul giovine, con gli occhi nuotanti nella tenerezza, con un leggiero velo di malinconia nel volto leggiadro; o lo trascinava a celeri passi, vispa, gaia come una bambina, affascinante sempre ne' suoi abbigliamenti che modellavano a pennello le curve ardite del suo bel corpo di fata.