—Cattivo! m'avete riconosciuta subito, esclamò la fanciulla, e fece il broncio.

Egli la guardò a lungo negli occhi, l'attirò a sè rapidamente, e stampò un bacio sulle sue labbra di vergine, soffocandone un piccolo grido: poi fuggì come un pazzo, e la lasciò tutta commossa e sorpresa.

Tornò due ore dopo.

Rosalia era con sua madre, nel salotto a pian terreno. Egli sedè mentre rispondeva alla signora, che, sdraiata sulla poltrona, con le mani intrecciate sul ventre, e in una beata sonnolenza, gli aveva domandato se fuori facesse caldo.

La fanciulla pareva agitata; lo guardava con una espressione di tenerezza inquieta; si sarebbe detto che frenasse a stento le lacrime.

Il sole cadeva dietro gli alti colli, quando la grossa signora mise un lungo sospiro, e s'alzò in tre tempi: era l'ora solita della passeggiata.

—Ci accompagnate? domandò al Furlani.

—Con tanto piacere, signora, questi rispose inchinandosi.

—Lia, figliuola mia, vieni a metterti il cappellino dunque.

E la signora uscì, seguita dalla fanciulla che vicino all'uscio si voltò due volte.