—Avevo supposto che vi fosse saltato in capo di fare una veglia d'amore; sapete, come solevan gli antichi cavalieri…. e che perciò vagavate per i campi annebbiando la luna con i vostri sospiri. Ah, ah, ah, ah!

E infilò il braccio in quello del giovine, e lo trascinò verso la casa, i cui lumi rilucevano attraverso le foglie degli alti alberi.

Allora mutò gioco: tornò a pungerlo con epigrammi; faceva cadere a bella posta il discorso sulle signore Ascenti delle quali faceva grandi elogi; affettava di schivarlo, pur mostrandosi a lui in tutte l'ore del giorno, a lampi come una visione, baluginando fra i gruppi d'alberi del giardino; passeggiando in fondo a un viale, lentamente, in aria meditabonda, con un libro socchiuso in mano; salendo rapidamente su per le scale; passando e ripassando per lo scrittolo, mentr'egli vi s'intratteneva col marito; socchiudendo gli usci con arte, acciò, anche nell'andare da una stanza all'altra, egli la vedesse sdraiata mollemente nella poltrona, con i piedi incrociati sopra un alto sgabello, con gli occhi vaganti nel vuoto. Curava molto di più il suo abbigliamento, le sue acconciature; tendeva insidie con la seminudità del seno e delle braccia sotto a' leggieri veli, con la procacia degli atteggiamenti che mettevano in risalto le sporgenze ardite del suo petto di vergine romana, delle sue anche di Venere afrodite.

Furlani di triste diventava cupo: aveva smesso di fare il galante con la cameriera: ora davanti all'amico era assalito da subitanei rossori.

Aveva dei parossismi strani, indefiniti, che lo lasciavano in un abbattimento profondo…. Una volta che lei sdraiata sotto gli aranci gli diede il ventaglio per farsi vento, provò la voglia brutale di prenderla tra le braccia.

Fu ricordandosi di questo particolare, che quella stessa sera, chiusosi nella sua camera, ebbe un'arcana paura. Che voleva concludere quella donna…. dove voleva trascinarlo?… e a lui quali strane idee passavano per la mente…. Bisognava fuggire se non era un miserabile.

E tutta la notte credette che l'indomani lo farebbe.

Ma l'indomani non lo fece; non ne ebbe il coraggio: si sentì preso dal solito malessere, dal solito orribile stringimento di cuore: parvegli come se tutto morisse dentro di lui e attorno a lui. Però addusse a sè stesso le solite scuse: non avrebbe potuto veder più Lia ogni giorno…. si sarebbe mostrato più freddo con Serafina, ecco…. doveva stancarsi finalmente quella donna! Del resto egli non l'amava…. no, non l'amava…. E poi, aveva un mezzo sicuro per non cadere nell'infamia, evocare l'immagine dell'amico. Essa sola bastava a mettergli freddo nell'anima: presentandosi, anche se fosse lì lì per soccombere, era certo di rialzarsi incrollabile come uno scoglio.

VIII.

Una mattina s'era alzato presto: se ne stava con i gomiti appoggiati sul parapetto della finestra, e il capo tra le palme delle mani, più abbattuto del solito.