Ma il moto, l'aria aperta, la freschezza dell'ombra; calmarono il suo sangue agitato: portò una mano alla fronte. Manco male, quella terribile crisi era passata; era rientrato in sè stesso, si sentiva saldo di nuovo; provava anzi una vera pena, una certa vergogna d'essersi lasciato vincere. Poche ore ancora e l'amico sarebbe tornato…. Ma alla villa senza di lui non bisognava restarci più: alle strette andrebbe a chieder da pranzo alle Ascenti; si stupiva come mai non ci avesse pensato quel giorno stesso. E vide Rosalia triste, seduta alla finestra, a spiar la strada che serpeggiava fra gli ulivi, con la solita angelica rassegnazione….
—Povera fanciulla! esclamò con un sospiro, poi chinò la testa mestamente.
Una folata di vento squassò le cime degli alberi, sollevò a spire la polvere e le pagliuzze del viale; caddero de' goccioloni che batterono con rumore sulle foglie. Mario si scosse, e guardò in aria: da ponente veniva un tempaccio nero, brontolò un tuono. Egli era vicino al chioschetto e v'entrò per ripararvisi. Sulla soglia si voltò, poi si fece alla scala a chiocciola, salì e venne nell'unica stanzetta del piano superiore. Era ammobiliata con un divano addossato alla parete principale, un tavolino carico d'album e di libri, delle sedie di Genova sottilissime.
Si levò il cappello, e lo posò sul tavolino, sedette, prese un album, e l'aprì a caso. S'era abbattuto in un'incisione che rappresentava una donna a cavallo, ferma in mezzo alla radura d'un bosco: appoggiava il gomito sul ginocchio, posava la guancia sulla palma della mano, fissava gli occhi pensosi nel vuoto, come assorta in un profondo dolore. C'era scritto sotto: Le dernier rendez-vous.
Senza sapersene spiegare la causa, egli provava una dolce commozione nel contemplare quella figura di donna afflitta: l'atteggiamento gli pareva indovinato; vi si leggeva un romanzo. Lei era stata una giovinetta bella ed elegante, che il caso, l'inconsideratezza, o la ferrea volontà de' suoi, aveva legato a un uomo ricco, ma d'indole, di principi, di sentimenti affatto opposti, e perciò non atto a comprenderla. S'era imbattuta nell'anima sorella, nell'uomo che sapeva apprezzare al loro giusto valore i tesori d'affetti che racchiudeva il suo cuore ancor vergine, e lo aveva amato. Ma il marito era venuto a interrompere i loro sogni di paradiso, s'era gettato brutalmente in mezzo alla loro felicità…. Forse aveva avuto de' sospetti…. la menava via. Ecco perchè aspettava l'amante con quell'aria così desolata. Povera colomba!…
Uno scoppiettìo sul tetto di legno venne a distoglierlo da que' pensieri: chiuse l'album, s'alzò mettendo un sospiro, venne alla finestra, e guardò di dietro a' vetri…. Trasalì! Cadeva una grandine minuta, sotto a quella, Serafina correva verso il chioschetto, rialzandosi le gonnelle a due mani. I nastri neri del suo capellino di paglia a larghe tese, svolazzavano al vento; il grembiule di seta nera, le cui cocche erano infilate dentro la cintura, era pieno di fiori; ne uscivano dai due lati, e cadevano per terra. Il giovane stette un istante a divorare con gli occhi quella figura seducente, poi a un tratto, senza considerar bene quel che facesse, come seguendo l'impulso d'un istinto, corse a serrar l'uscio, e vi restò vicino, appoggiato alla parete: ascoltava con un dito tra le labbra, rattenendo il respiro. Pareva che il cuore gli volesse saltar fuori dal petto.
Sentì i passi di lei nel piano di sotto, li sentì per la scala a chiocciola…. Si scosse l'uscio due volte, a brevi intervalli.
—Curiosa! esclamò Serafina. E dopo un poco: Bravo! bravo! vedo il vostro cappello sul tavolino. Cavaliere, aprite; lo scherzo questa volta non è riuscito.
Guardava certo per il buco della chiave. Non c'era che fare.
Il giovane andò ad aprire: era turbatissimo. Serafina entrò frettolosa, tutta gaia, ridendo. Non era stato scaltro abbastanza…. se voleva farle uno scherzo….