Mario avrebbe voluto andar con l'amico; ma la via si doveva fare a cavallo, non c'erano altre bestie che il cavallo per Nino, un'asina per l'uomo ch'egli doveva condur seco: si poteva mandar a' Ficarazzi: però si sarebbe perduto troppo tempo. Convenne ch'egli restasse.
Si chiuse in camera, prese un libro e si mise a leggere.
Un picchio all'uscio gli fece alzar la testa: era la cameriera, la quale, tutta in contegno, con gli occhi bassi e una cera brusca che mostrava la stizza, veniva ad avvertirlo che la colazione era pronta. Però egli rispose che si sentiva indisposto, pregava la signora d'asciolvere senza di lui.
Ma partita la cameriera, cominciò a provare una smania sorda: aveva delle distrazioni, non comprendeva più quel che leggeva. Buttò il libro sul tavolino, s'alzò e si mise a passeggiare innanzi e indietro: poi si stese supino sul letto, dove restò a lungo con gli occhi aperti e immobili. Gli ronzavano le orecchie.
Un tossicchiare a sbalzi, misto a un fruscio di sottane, e a uno scricchiolìo di sabbia, sotto un passo leggiero, lo fecero rimescolare. Si rizzò sur un gomito, e stette ad ascoltare, con un gran batticuore, l'allontanarsi rapido di quel passo.
Era lei…. Mario l'aveva conosciuta alla camminatura. Ricadde sul letto.
Era lei…. E gli rientrò addosso l'agitazione della febbre, il respiro gli si fece affannoso, la gola secca. Poi vide delle larve di donna, nude, lascive; si contorcevano in mille modi sotto a' veli del cortinaggio, l'invitavano con le braccia aperte, con gli sguardi procaci….
Era lei…. Allora col cervello in fiamme, e le passioni in tumulto, cominciò a ribattere a uno a uno tutti gli argomenti che da più giorni il suo onore agonizzante metteva in campo per impedir la caduta; scacciò con un'ostinazione feroce il fantasma importuno dell'amico, il fantasma importuno della fanciulla di cui aveva incoraggito l'amore fino all'esaltazione, mostrando di dividerlo. Non una corda vibrava più nell'anima sua all'idea di spezzare que' due cuori…. Lo confessava finalmente non sentiva che per Serafina, non respirava che per Serafina…. n'aveva pieno l'essere! La rivedeva come l'aveva veduta quella tal mattina, correre per il viale, con il vestito a righe bianche e celesti, che l'aria rotta modellava attorno alla sua bella persona, con il petto tremolante sotto a' leggieri veli del fisciù; la rivedeva accoccalata in mezzo ai fiori…. trasaliva nel riprovare le sensazioni del tocco tiepido della sua mano tra 'l fresco degli steli, del solletico irritante de' loro capelli che si sfioravano…. Essa lo schermiva con quel suo sguardo beffardo, sentiva la scala del suo riso argentino… Soffocava.
S'alzò barcollando, prese il cappello, e uscì.
Il tempo si cambiava, vagavano per il cielo delle larghe nuvole grigie: qualcuna passava sotto al sole, e l'oscurava. Egli si spinse per i viali dando delle occhiate acute in qua e in là.