Ma non potendo, si sfogava sputando veleno contro la padrona. Oh, la femminaccia! non era credibile! Non aveva camicia quando la sposò il padrone, e lo ricompensava a quel modo quel povero signore! bisognava che l'avesse nel sangue la cialtrona…. E lui, che bell'amico! Un bell'ambo davvero!
E sfilava la corona senza badar punto che ci fosse a sentirla: sicchè ben presto, come suol succedere, il segreto di pochi diventò il segreto di molti.
XI.
Intanto, con l'entrar del mese di giugno, sull'uomo d'affari già bastantemente affaccendato, cadevan nuove faccende: quell'anno spirava l'affitto del zu Vito Sala e socio. Tutti i nodi vengono al pettine, anche quello c'era venuto finalmente. E il guaio era che i fittaioli ora avevan da fare col figliolo, assai diverso dal padre: nemico giurato di qualunque bindolo o soverchiatore, non aveva paura, il suo genio era per la campagna, era risoluto a levar loro i giardini, e coltivarli a conto proprio. E que' galantuomini che lo conoscevano, cominciarono a darsi attorno inquieti: e tasta di qua, e domanda di là, vennero in chiaro di qualche cosa.
Però fecero i furbi, finsero di non darsene punto per intesi. Solamente un giorno…. così…. incontrando il proprietario per caso…. gliene fecero una parolina.
Striati la pigliò larga: fece capire che c'era ancora tempo, egli non era ben risoluto sul da fare…. si dovevano visitare i giardini, osservare come li avevano coltivati, se ci avevano fatto quelle piantagioni alle quali s'erano obbligati nell'atto di fitto…. allora avrebbe potuto dare una risposta.
I fittaiuoli ricambiarono un'occhiata.
Epperò, quindici giorni dopo, il zu Vito si presentò allo Striati. Per bocca d'un tizio aveva saputo ch'egli voleva mettere i giardini all'asta, sperando un aumento. Lui veniva, benchè non ci fosse convenienza, a buttar cent'onze sul fitto…. Era proprio perchè ci aveva affezione a que' giardini, c'era stato dodici anni! che quanto a guadagno non ce ne aveva avuto mai. Ora erano gli ulivi che non ne facevano una maledetta, a causa delle brinate, ora le vigne, ora i frutti, ora il santissimo diavolo, Dio glielo perdonasse! il prezzo degli agrumi era calato di molto, i sommacchi non li volevano nemmen regalati.
Allora il progettista non si tenne. Cominciò a parlare per sommi capi dei nuovi modi di cultura, enumerando le diverse forme d'aratri, accennando all'estirpatrici e alle trebbiatrici; dei letami, non dimenticando il guano del Perù; degli allevamenti de' vaccini con pale di fichi d'india, e l'erbe conservate fresche, nelle fosse, a strati col sale; poi, scendendo agli agrumi, disse che voleva sbarbare tutti gli aranci, e mettere in vece limoni; a far ciò, secondo lui, c'era un vantaggio enorme: se ne spremeva il sugo, e s'imbottava, se ne salava la polpa in barili, s'estraeva lo spirito dalle bucce: si mandava il tutto in America dove ce n'era gran richiesta. Disse delle nuove fabbriche per magazzini, che voleva far alzare; de' pozzi artesiani, che voleva fare scavare; e dopo una buona mezz'ora, concluse che i giardini non li dava più, li coltivava a conto proprio. Non perchè fosse scontento de' fittajuoli…. tutt'altro…. ma perchè voleva far gli esperimenti de' nuovi modi di cultura, mediante i quali era sicuro che la sua rendita doveva raggiungere la rispettabile cifra di cinquanta mila lire all'anno.
Il Sala, che l'aveva ascoltato pazientemente, capendo poco in tutti que' garbugli messi fuori con tanto calore, si fece verde come l'aglio; i suoi occhiacci mandarono un lampo sotto alle sopracciglia irsute; ma li abbassò subito di traverso come suo padre, buon'anima, e parve che si calmasse. Fece il maravigliato.