Ma il signor Lavia ch'era entrato giusto allora, e posato l'ombrello e il cappotto s'era avvicinato e aveva sentito il discorso, interruppe quel concerto con il suo fare di me n'impippo, curandosi poco del nababo del paese. Che diavolo dicevano! perchè parlavano quando non sapevano le cose? Quello che accusavano era un disgraziato tormentato dal rimorso, un infelice il quale amava ancora la moglie che aveva uccisa nel primo impeto: ora imponeva a sè stesso una terribile espiazione. Poteva dirlo lui che lo sapeva da fonte sicura, dal notaro Anselmi, figurarsi! Striati non usciva mai di casa, passeggiava innanzi e indietro nello scrittoio dalla mattina alla sera, tanto che aveva già logorato un'intera fila di mattoni…. La notte poi non dormiva: sino all'alba ognuno avrebbe potuto veder la finestra della sua camera illuminata…. C'era anche chi l'aveva visto inginocchiato nel chioschetto sul posto dov'era morta la moglie, si voleva che ci stesse per ore ed ore, curvo con la fronte per terra, versando un fiume di lacrime…. Via, l'amico che aveva messo il lutto e la desolazione in quella casa, era un fior di canaglia!
Don Santuccio storceva la bocca, scrollava il capo: ma nessuno gli badava più, ascoltavan l'altro con gli occhi spalancati.
—In tutto questo chi ci ha guadagnato è stato il zu Vito Sala col socio Lalla, concluse il signor Lavia: Striati era proprio risoluto a levar loro i giardini; ma dopo quel che successe, è chiaro, doveva aver tutt'altro per il capo: dalla carcere stessa mandò una procura ad Anselmi, e fu stipulato l'atto per….
—Sentite questa ch'è classica! gridò intanto don Mimì levando il naso di sul giornale. E s'abbandonò bruscamente sulla spalliera del divano sicchè le sue corte gambette si sollevarono da terra. Ma tutti fecero orecchie di mercante, chi con una spallucciata, chi con un moto impercettibile delle sopracciglia. Era entrato in tasca a tutti quell'ometto finalmente con quella sua smania di voler leggere a ogni costo, come se poi la gente non avesse occhi, o non avesse sentito leggere mai. Lo vedevate dalla mattina alla sera sempre dietro a un giornale, a frugar col naso nelle colonne, stimando classiche tutte le sciocchezze che i redattori avevano buttato giù fra uno sbadiglio e un altro. E il bello era che' esigeva d'essere ascoltato! ma per lo più, non ci coglieva che don Girolamo. Il galantuomo, senza capire un acca di quel che sentiva, calava la testa che aveva troppo pesante, dicevano almeno le male lingue, e l'altro incoraggito, passava sin anche agli annunzi di quarta pagina, permettendosi de' commenti dotti su' cert'acque, su certi rimedi, che spianavano a un beato sorriso il volto appassito e grave dell'ascoltatore.
Però questa volta don Mimì fece il duro. L'avevano a sentire…. a dargliela in mille non avrebbero potuto indovinare la cosa classica che gli leggerebbe…. proprio non l'avrebbero potuto indovinare.
E allora, o che fossero spinti dalla curiosità, o che, prima s'avvicinò uno, poi un altro, poi tutti. Lui, quando l'ebbe visti riuniti, chi in piedi e chi seduto, temendo che non se n'avessero a pentire, cominciò in fretta:
«Vita indorata….»
Nel piacere d'aver un così numeroso uditorio, nella voglia di far presto, non sapeva nemmen più quel che si leggesse: ma qualcheduno rise, e lui si corresse subito arrossendo:
«Vita dorata.»
«Questa sera saranno celebrate le nozze tra la signorina Rosalia
Ascenti dei baroni di Roccabruna e il cavaliere Mario Furlani di
Traforello….»