Qui ci furono degli oh! di sorpresa con sguardi analoghi e un raddoppiamento d'attenzione: e il vice-pretore, tutto contento di quell'effettaccio prodotto, lanciò un'occhiata come per dire: ve l'aveva detto io? Poi seguitò:

«Chi conosce gli sposi consentirà con noi che nella vita coniugale troveranno tutte quelle felicità che da sinceri amici loro auguriamo. La cerimonia avrà luogo circondata dalla più splendida pompa quale si addice al casato dei fidanzati. Abbiamo avuto occasione di ammirare il ricchissimo corredo della giovane sposa e ne siamo rimasti sorpresi! Tacciamo delle splendide tele di Svizzera, Inghilterra, Napoli, Firenze, degli ammirevoli ricami, dell'eleganza degli abiti, ma non possiamo non ricordare fra gli oggetti preziosi un magnifico Bandò e un finimento di brillanti e perle smaltati in argento, dono dello sposo, manifattura dei fratelli Sieripepoli, due ricchissimi solitari per orecchini, dono dell'ottimo marchese della Stella, una elegantissima Broche (don Mimì leggeva broche) di perle e brillanti, dono della baronessa del Friuli, un paio d'orecchini di grossissime perle, dono del conte Calvagno, un braccioletto d'oro e perle, regalo della marchesa di Sant'Agrippina, portante nell'interno un motto d'augurio, un altro braccioletto in brillanti e perle della baronessa del Poggio, un'elegante margherita tempestata di brillanti, regalo della duchessa Ariani, e in fine il regalo del principe di Traforello, consistente in una ricca stella di brillanti il cui splendore può essere solo offuscato dalla grazia e dalla bellezza della gentilissima sposa.

«Gli sposi appena terminata la cerimonia civile e religiosa, partiranno alla volta di Napoli, ed indi si recheranno a visitare le principali città d'Italia.»¹.

¹ Dal Precursore di quel tempo.

SEQUESTRO

I.

Era una ragazza alta, tutta ciccia, bianca e rosa, proprio quel che da noi si dice sciacquata, con un par di begli occhi ladri, e mastro Pasquale n'era cotto davvero. L'aveva chiesta in moglie a mastro Cruciano, padre di lei, un giorno che, tornando da consegnare un paio di scarpe a una contadina che abitava in campagna, l'aveva incontrato solo nello stradale, dietro al suo asinello bianco, con gli arnesi da bottaio nelle bisacce. Il vecchio furbo aveva data una sbirciatina alla bonaca di velluto del giovine, la quale mostrava la corda; al berretto a barca unto e bisunto che gli cadeva sull'orecchio; al cencio rosso, sbiadito, ch'aveva attorcigliato attorno al colletto della camicia d'un colore dubbio; poi gli aveva domandato con un certo tono tra il serio e il canzonatorio:

—Che cosa porti tu a mia figlia, buona lana?

Mastro Pasquale s'era grattata la zucca e aveva risposto un pochino imbarazzato:

—Due tumoli di vigna al Comune, la casa e l'arte, mastro Cruciano, l'arte che val più della casa e della vigna…. lo sapete non sono un cattivo calzolaio.