Il bottaio l'aveva ascoltato, tentennando il capo con un buffo storcer di bocca, poi aveva ripreso:
—Porta aperta a chi porta, e chi non porta parta. E contando sulla punta delle dita, aveva continuato; sulla vigna c'è l'ipoteca di don Liborio, sulla casa pure; in quanto all'arte…. hai fatto forse un contratto con Domeneddio che tu abbia ad aver sempre la salute?
—Avete ragione, mastro Cruciano, fu l'ultima malattia di mia madre che mi rovinò: però…. col lavoro, e un po' di fortuna, ci arriverò a pagare don Liborio…. ci arriverò, credetelo.
—Paga e riparleremo della cosa. E aveva tagliato corto, non volendo saperne altro.
Il giovine innamorato era rimasto in mezzo alla via, acciucchito come se avesse ricevuta una forte bastonata nel capo, poi s'era avviato verso il paese anche lui, con le braccia ciondoloni e il viso lungo un'auna.
Quella sera staccò la chitarra dal chiodo al quale soleva tenerla appesa, s'imbacuccò in un suo cappotto intarlato, e, tutto solo, andò a sfogare la sua pena alla cantonata solita, vicino la casa della bella Carmela, con una canzone di dolore accompagnata di accordi lenti in tono minore.
S'aprì la finestra della camera della fanciulla, e si intese a tossicchiare: il giovine s'avvicinò strisciando lungo il muro, e a voce bassa, nel silenzio della notte, ebbe luogo il dialogo più appassionato che mai. Risultato del quale fu il fermare di comune accordo, che l'indomani sera a tre ore di notte lei scenderebbe con le scarpe in mano, troverebbe lui nella strada, e zitti e quieti farebbe fagotto in barba all'orco che aveva avuto il torto di non comprendere come l'amore se ne infischi di case, di vigne, e anche del diavolo.
Disgraziatamente però, e forse per quest'ultima ragione, il diavolo si piccò a volerci metter la coda: l'orco, il quale aveva il sonno così leggiero che l'avrebbe svegliato anche il volar d'una mosca, a' primi accordi era saltato fuori dal letto, e rassicurata la moglie che s'era rizzata a sedere inquieta, aveva girato il nottolino pian piano, aperto appena lo sportello della finestra senza vetri, e messo l'orecchio in quel po' po' di spiraglio, aveva sentito parte del dialogo dei due amanti, parte n'aveva indovinato. Sì che l'indomani sera mastro Pasquale e 'l cugino Santo Zumboli, che aveva condotto con sè per dargli man forte nella bisogna, se fosse stato necessario, avevano allungato il collo senza alcun profitto. In casa di mastro Cruciano c'era stato l'inferno, e la bella Carmela guardata a vista, non potè affacciar più nemmeno il naso.
Il calzolaio bestemmiò, imprecò, esaurì tutte le minaccie; la fanciulla pianse, si disperò, parlò di morire, ma mastro Cruciano rise scrollando le spalle: eran cose quelle che sarebbero passate col tempo; non voleva affogar la figliola lui con quello spiantato.
Mastro Pasquale lo riseppe, e aveva proprio un diavolo per capello: era un mastro onorato lui, e quella birba di bottaio non aveva diritto di trattarlo a quel modo. Era povero, è vero, ma non era una buona ragione questa per negargli la figliola; almeno non aveva fatto i quattrini strappando a brano a brano la camicia d'addosso la povera gente come aveva fatto lui! che si sapeva da tutti come l'aveva messa insieme quella mezza salma di terreno per la quale ora si sentiva meglio di Vittorio Emanuele in persona. Già è andato sempre così il mondo: a' birboni vento in poppa. E prendendo l'aire su questo tema, sputando dalla stizza, e strabuzzando gli occhi, usciva dal seminato: parlava d'ingiustizia; della disuguaglianza delle classi; di rivoluzione; diceva che aveva ragione poi la gente a rubare quando vedeva che la terra che domeneddio aveva fatta per tutti se la dividevano quattro carogne oziose…. Sangue…. avrebbe voluto farla lui da padrone, non diceva assai…. una quindicina di giorni, per aggiustare ogni cosa. Tu, povero, hai vissuto fra gli stenti, come un cane sulla paglia putrida; to' questa è terra, coltivala, mangia e divertiti: tu, ricco, te la sei goduta facendo spanciate d'ogni ben di Dio, mentre i tuoi fratelli morivano di fame; to', questa è zappa, butta sangue, imparerai come facevan gli altri a buscarsi un tozzo di pane…. Cose tutte che aveva sentito dire a don Pietro Nuvoli, un repubblichetto rosso, che in ogni occasione spifferava la sua tiritera per moralizzare il popolo, diceva lui.