Con questo però mastro Pasquale non poteva conseguire i suoi fini, è chiaro; nè se ne poteva dar pace; e coloro che pagavan per tutti, a notte fatta, erano i vicini di mastro Cruciano; a' quali Dio sa per quanto tempo l'innamorato avrebbe rotte le tasche co' suoi berci dolorosi accompagnati dai soliti accordi in tono minore, se una sera due carabinieri non l'avessero invitato a battere il tacco e non farsi veder più in quelle vicinanze, prima con un certo garbo, poi a spintoni, quand'egli alzò la voce dicendo, ch'era un abuso di potere quello che a un libero cittadino impediva di cantare dove meglio gli paresse.

La proibizione di questo sfogo innocente, che gli faceva digerire la bile, lo mise alla disperazione; fu quel che si dice il colpo di grazia. Non lavorò più, andò bighellonando con la pipa in bocca, con le mani in tasca, torvo e accigliato; cominciò a frequentare le taverne; diventò amico del bicchiere e delle carte, pellagra che s'attacca al corpo e poi arriva l'anima.

In queste brutte disposizioni soffiava il cugino Zumboli.

Era costui uno spilungone di vent'anni, verde come l'aglio e senza un pel di barba. Berretto sull'orecchio, cacciatora di velluto nero tutta tasche e taschette, anella di similoro alle dita. Sputava senza levarsi la pipa o il sigaro di bocca, facendo schizzar la saliva; camminava dondolandosi sulla vita dalla più buffa maniera; giocava; amava il vino; amava le donne; arraffava, quando poteva; cacciava fuori il coltello a ogni piccolo diverbio, e certe volte non per burla. Non era un santo, come si vede. Usciva allora dalle carceri di Termini, dove l'avevano mandato a villeggiatura «per un porco cappotto» diceva lui. L'aveva levato di sulle spalle a uno, di notte, perchè il suo era vecchio. Ma i giudici, si sa, certe ragioni non le sanno apprezzare, e al farabutto quella scappatella gli era costata un occhio della testa, senza contare un anno di prigione, aveva dovuto impegnar la casa per pagar l'avvocato.

In quelle tante disdette però ebbe di buono che nei _cameroni_¹ potè perfezionarsi. Ora parlava d'affari grossi, e profittando delle condizioni d'animo in cui si trovava il cugino, con certi discorsi velati cercava di tirarlo dalla sua. Quella carogna di mastro Cruciano; eh; gliel'aveva fatta, porca cagna!… e il peggio era che non si poteva tentar più nulla, la ragazza era guardata con tanto d'occhi. Però egli s'occupava del bene del cugino come del suo proprio…. aveva esaminata la faccenda sotto tutti gli aspetti, e non trovava altra via che questa: potersi presentare un bel giorno al padre della ragazza, e dirgli: mastro Cruciano, ho spegnata la vigna, ho spegnata la casa, ho qui una ventina d'onze per le spese del matrimonio…. Ma per far questo ci volevano dei soldi; il cugino avrebbe un bello spremere le sue forme, soldi non gliene darebbero certo…. Ne aveva fatto mai col lavoro? no: nemmen lui. Oh, quella non era via d'arrivarci…. E però minchione chi aveva fegato in corpo e non cercava d'ingegnarsi….

¹ Sale comuni dei detenuti.

Sì che mastro Pasquale eccitato sempre più da questi discorsi, mostrava il pugno al cielo, urlando tutto rosso, con gli occhi che pareva volessero schizzargli dalle orbite, e i denti stretti.

—Ah!… venderei l'anima al diavolo pur di farla vedere in candela a quel cane d'un bottaio!

Allora Santo si metteva a ridere; lo canzonava. No, ora il diavolo anime non ne comprava più, forse era agli sgoccioli come loro.

—Ma qui c'è Santo, porca cagna! continuava picchiandosi il petto con la mano tutt'aperta: qui c'è Santo!… Ho certi progetti pel capo…. basta, purchè all'ultimo non mi facciate il minchione.