—Bene, disse al bandito: conto su di voi…. Si troverà il danaro, si troveranno gli uomini e ci riparleremo.

Raccontò ogni cosa al figliolo, chiedendo consiglio e aiuto. Ora che avevano promesso agli amici, non bisogna venir meno.

Sciaverio, al caso, sarebbe stato uomo da menar le mani, ma cervello la natura non gliene aveva dato che una bricciola, tanto per non essere un bruto affatto. Pensa di qua, rumina di là, non trovò altro che d'aprirsi con tre mafiosi suoi amici: mastro Calcedonio Barreca, mastro Salvatore Manna, assessore comunale! il barbiere Lo Faso, tutti di Lascari. Quei tre galantuomini accettarono; ma d'arrisicar la pelle non vollero saperne nemmen loro. Se si fosse trattato di andar a tirare al giovine una schioppettata di dietro a un sasso, o al tronco d'un albero…. umh, non dicevano! Però vollero abboccarsi con Carrarella e Zumboli. La riunione ebbe luogo con gran mistero, a notte avanzata, nella taverna del sopraddetto mastro Calcedonio. Non si concluse nulla di definitivo è vero, ma da quella sera s'ebbe qualcosa in cassa: l'assessore comunale, per la buona riuscita dell'impresa, tra un mormorio adulatore degli amici che alla proposta di dar denari s'eran guardati in faccia, aveva offerto generosamente cinquanta lire.

IV.

Maggio, giugno, luglio e agosto, se n'andarono in trattative ed esitazioni: il difficile era trovare sei o sette uomini che ardissero assaltare a petto scoperto un povero giovine accompagnato per lo più dal solo cocchiere, e qualche volta da un fattore più vecchio di Noè, il quale soleva portar lo schioppo per abitudine. Ma venne settembre, e con esso la festa della Madonna di Gibilmanna. Da tutte le parti accorre gente a quel santuario famoso, che sorge sopra un alto colle delle Madonie, al limite d'un bosco, di dove si domina la pianura pittoresca, che dalla spiaggia di Cefalù, corre sino a Palermo. Ciò si chiama, fare il viaggio. È la promessa che le sposine del popolo strappano a' loro sposi, profittando d'un momento di tenero abbandono o d'espansione brutale; è il voto che le maritate preferiscono a ogni altro; e han ragione: contentasi la Madonna, e si divertono un mondo. Lì si passeggia, si fan spanciate sotto alle querci secolari, s'assiste alle sacre funzioni, stipati nella chiesa, come sardelle, tra un puzzo di caprino che appesta, si ride, si fa all'amore….

Sciaverio ci soleva andare; ci andò anche quell'anno, tanto più che il tristo era di cattivo umore per non aver potuto riuscire nel suo intento. Fu lì che s'imbattè nell'amico Gaspare Maraviglia, e all'«oh!» di piacere che mandarono tutt'e due, il figlio del su Francesco si ricordò che quel giovinetto gliel'aveva fatto conoscere un anno avanti, nell'istessa festa, un compare di suo padre, dicendogli con una stizzatina d'occhio, questo è de' nostri. Se era de' loro, egli poteva confidarsi con lui, e lo fece. L'imberbe mariuolo accolse la proposta a braccia aperte. Santo diavolone! eran due mesi che se ne stava in ozio, egli si sentiva arruginire. Gli disse che a volere che la cosa andasse, bisognava parlarne a certi suoi amici di Palermo, uomini veri, e si dettero la posta per i quindici del mese, a un'ora di notte, nella taverna del zu Deco Arculeo, la prima che s'incontrava all'uscir di porta Montalto, fatti una ventina di passi a destra.

Ritornato dalla festa, Sciaverio riferì ogni cosa a mastro Pasquale e al cugino Santo: andarono insieme da mastro Calcedonio, e fatti venire gli altri soci, si stabilì che s'accettava la proposta di Maraviglia. Bisognava vedere come que' compari gonfiavano! Era un vero onore per loro aver da fare con quelli della città, tutta gente provata, per l'esistenza di Dio! Delegarono a trattar le cose in Palermo Sciaverio, mastro Pasquale e Santo, l'incaricarono di mille saluti, di mille proteste d'amicizia e di rispetto, e il più tenero di tutti fu il signor assessore.

I danari dati da costui erano ancora lì non tocchi, i tre birboni un bel giorno presero tre posti in un carretto, e partirono per Palermo.

Alla taverna d'Arculeo trovarono Maraviglia.

—Questi sono gli amici di cui vi parlai, gli disse Sciaverio: mastro
Pasquale Carrarella, e mastro Santo Zumboli.