I tre giovani si strinsero la mano; Gaspare offrì del vino, e mezz'ora dopo uscirono. Il giovine malandrino li fece girare un pezzo per vicoli e vicoletti, e per porta S. Agata li condusse in via Vespro.

Nuvoloni neri vagavano per il cielo come tanti fantasmi, l'aria, carica d'elettricità, era soffocante: di tratto in tratto un colpo di vento alzava turbini di polvere dalla via che si stendeva lunga, deserta, tagliata a grandi intervalli dalla luce de' fanali a gas, e n'avvolgeva i quattro amici, i quali andavano silenziosi e in fretta.

All'angolo di via Filiciuzza, un uomo, con le mani in tasca e il naso in aria, aspettava appoggiato al muro, sotto il fanale. Egli si volse a Maraviglia.

—Ehi! compare Gaspare.

—Oh! compare Turiddo!

—Dove si va?

Ma Gaspare gli si avvicinò, e gli disse piano: Son gli amici….

—Bene.

—E gli altri?

—Aspettano a casa mia.