—S'ha da discorrer là?
—Sì: vi staremo al sicuro meglio che in ogni altro posto…. voi lo sapete, mia moglie non è per nulla dei Mimì, dove son malandrine anche le donne.
Ed egli avanti seguitando a bisbigliare con Maraviglia, e gli altri dietro come tanti baccalà. Fecero un centinaio di passi a sinistra, poi imboccarono una traversa tra due pilastri, e poco dopo una viottola costeggiata d'agrumi, in fondo alla quale, tra 'l fogliame, luccicava un lume come una stella.
Vi arrivarono. L'uomo picchiò in un certo modo.
Entrarono in una stanza col pavimento a mattoni rossi, nel cui fondo era un letto di rame rifatto, con una bella coperta bianca. A cappezzale un crocefisso tra due quadri dalle cornici larghe e dorate, dentro alle quali spiccavano sotto il vetro due rozze litografie impiastricciate di colori, rappresentanti l'uno a S. Francesco di Paola col suo famoso bastone, l'altra un Gesù affranto sotto il peso della croce. Pendevano dalle altre pareti altri quadri, un miscuglio di sacro e di profano: il Sacro Cuore di Maria, Rinaldo che con un terribile colpo della sua durlindana spacca un cavaliere d'alto in basso, Giuditta che tiene pe' capelli la brutta testa d'Oloferne, una deposizione della croce, il mago Malagigi. Addossato alla parete a destra del letto, un canterano impiallicciato, e su questo un bambino Gesù di cera, dentro a una scarabattola, circondata di chicchere.
Attorno a una tavola eran seduti tre uomini. Costoro s'alzarono.
—Son gli amici, dissi volgendosi a loro il zu Turiddo: mastro
Pasquale Carrarella, e mastro….
Aveva dimenticato il cognome esotico del mafioso, e si voltò verso di
Maraviglia.
—E mastro Santo Zumboli, aggiunse questi.
—Compare Gaspare, continuò il zu Turiddo accennando con la mano gli amici ai forestieri, compare Deco, compare Vito.