Il ricattato si levò l'arme dalla cintura, gliela diede, e smontò.

In un baleno lo bendarono, lo circondarono e s'internarono nella macchia, curando di passar vicino al povero cocchiere che non s'arrischiava di muoversi, tant'era atterrito. Ma fu una finta, per far credere a questi che s'avviavano verso Cerda; poichè, fatti un trecento passi o poco più, ritornarono; e deviando a sinistra, si cacciarono per una viottola ripida che serpeggiava tra gli ulivi. Presto vennero in cima a un colle, vicino a un casolare diroccato tra un gruppo di querci, mastro Pasquale e il cugino Santo tenevano a mano sette cavalcature: cioè, tre cavalle con sella, e quattro mule con barde. Gli occhi di costoro s'accesero d'una viva gioia; guardavano il ricattato come se volessero divorarlo.

Nicola mise un fischio, e poco dopo apparve il su Francesco tirandosi dietro la cavalla, e sbuffando: se n'era stato alle vedette. Il bandito ammiccò come per domandare se si vedesse gente: il campiere alzò la mano e gli occhi.

—Monti, eccellenza, disse il bandito al povero Savarella che aveva guidato vicino una delle cavalle, e lo aiutò a salirvi su, e gli buttò sulle spalle un cappotto di cui gli mise il cappuccio sulla testa.

Intanto anche gli altri erano montati a cavallo e si erano chiusi ne' cappotti, Nicola fece l'istesso, e messosi in mezzo il ricattato, un dietro l'altro s'avviarono per il pendio opposto. Calava una notte dolce e serena, nel cui chiarore incerto que' ribaldi parevano tant'ombre nere in processione.

VII.

Il cocchiere arrivò davanti il portone di casa Savarella un'ora prima di far giorno. Picchiò un bel pezzo. Fu il canonico che si risentì per il primo. Saltò fuori dal letto, cercò nel buio i calzoni, se l'infilò e fattosi alla finestra, ne aprì l'impannata, mise la testa fuori, e domandò:

—Chi è?

—Io.

—Masi!