Il Barone arrivò poco dopo, tutto sudato. Era un ometto di media statura, secco, con un cordone di barba nera, naso e mento aguzzi.
Il canonico era andato ad incontrarlo a piè della scala, seguito da don Ciccio e don Salvatore, e si buttò tra le sue braccia piangendo. Egli, dati que' conforti che si soglion dare in simili occasioni, entrò col capello in mano asciugandosi il capo pelato con la pezzuola bianca. Aveva una paura maledetta delle correnti d'aria il povero Barone; sicchè adocchiò un angolo che a lui parve riparato, e andò a sedervisi: sedettero anche gli altri. Allora il canonico cominciò a spiegargli il perchè aveva ardito d'incomodarlo…. ma e' gli dava poco ascolto; guardava con una certa inquietudine un uscio spalancato di faccia a lui, e si dimenava sulla sedia come se avesse la voglia dell'acqua: sì che il canonico, accortosi infine di quell'armeggìo, e comprendendo alla direzione dello sguardo, disse a uno dei fratelli d'andare a chiudere.
Il Barone lo ringraziò col suo più gentile sorriso, e un inchinar di testa.
Oramai era tranquillo, e poteva ascoltare. E ascoltò tutto attentamente. Di tratto in tratto aggrottava le sopracciglia, allungava il muso, approvava con un moto della testa. Ciò dava un non so che di buffo alla sua figura: in tutt'altre occasioni uno sarebbe stato tentato di scoppiargli a ridere sul mostaccio.
Tuttavia era un ometto che la sapeva lunga, e il suo rispetto l'aveva portato. Prese a cuore l'affare; promise di tentar tutte le vie; si spinse sino ad accertare che po' poi sarebbero restati contenti, fidassero in lui. La verità era che non ci stava nella pelle che avessero ricorso a lui: il bon uomo s'inorgogliva d'esser utile a qualche cosa, di poter distrigare una matassa arruffata, cavar qualcuno fuori da un ginepraio: ciò, a buoni conti, mostrava quanto prevalesse in paese. S'alzò e accomiattandosi dai tre fratelli, stringendo la mano ad ognuno, e portandosela al cuore, con uno sguardo che suggellava le sue promesse, e uscì accompagnato sin nell'entrata dai Savarella che si sbracciavano in ringraziamenti.
La sera stessa fece venire da un suo fondo nelle vicinanze del paese, un certo tomo: un maurino alto e barbuto come un S. Cristoforo, tutto butterato dal vaiuolo. Lo condusse nello scrittoio, chiuse l'uscio con la massima cura, a causa di quelle benedette correnti d'aria, sedette, e cominciò:
—Pietro, devo parlarti.
—Comandi, eccellenza.
Come tutti i maurini, parlava con accento rapido e vibrato, appoggiando la voce sulle prime sillabe.
—L'altr'ieri al passo della Ginestra, Tagliaferro ed altri sequestrarono il povero don Bastiano Savarella.