Quella era una porcheria che non s'era letta mai, con i compagni non s'agiva così. Che pezzi di ladri! o perchè non se n'andavano al passo a spogliar la gente? Ma lui, sangue della maiorca, non l'ingollava, no, non l'ingollava! voleva andare in cerca di quella carogna di Nicola, voleva, per dirgli il fatto suo fuor de' denti: o era più ladro di Santo Dima, o non sapeva che voleva dire fare il brigante. Ladro, s'aveva spogliato i compagni, e queste cose non si fanno; dappoco, se l'era lasciato prendere per minchione dall'uomo del Barone, o anche dal diavolo; lui, nei suoi piedi, avrebbe messe le spalle al muro, e, o duecento mila lire, o duecento mila lire! se no tagliava a pezzi il sequestrato, e un po' per volta lo faceva pervenire alla famiglia, sangue….

Mastro Vanni, asciugandosi gli occhiacci rossi con la pezzuola sudicia, metteva buone parole. Non eran cose nemmen da pensarci quelle! volevan fare la guerra tra fratelli? dar questo mostruoso spettacolo al mondo? far ingrassare i nemici? Via, mastro Pasquale s'era potuto ingannare. Non si giudicava così…. su due piedi, e alla leggiera in cose sì gravi, lui non contava Nicola un tal uomo.

Allora mastro Pasquale, per amor della pace, disse anche la sua, arrivò fino a confessare che s'era potuto ingannare…. che non avrebbe messo certo le mani nel fuoco ad accertare la cosa.

Così Sciaverio si calmò.

Bisognava liberare il sequestrato e presto, quella razza di mercanzia il meno che si può tenere è il meglio, non si sa mai quel che può accadere da un momento all'altro. Mastro Pasquale era venuto anche per questo. S'alzarono. Ognuno si levò il fazzoletto di tasca, lo piegò a punta, se lo mise sul volto, e l'annodò dietro la nuca in modo che non si vedessero che i soli occhi sotto il berretto: si misero i cappotti, e sulla testa i cappucci: mastro Vanni andò a accendere una lanterna, prese una corda, e così camuffati, sinistramente brutti a vederci, spostarono il letto, alzarono la ribalta, e si calarono per il buco.

Steso sullo strapunto, Savarella dormiva un sonno agitato come se avesse la febbre. Appena velati gli occhi, s'era messo a sognare che i suoi carnefici armati di coltelli e pistole, l'inseguivano nell'istesso angusto sotterraneo.

Egli correva correva in giro anelante, con l'angoscia nel cuore. L'afferravano…. si svincolava con la forza che dà la disperazione…. lo riafferravano…. si svincolava di nuovo, si rimetteva a correre….

Così per ore ed ore pareva a lui. Ma le forze gli venivano meno, il corpo, dalle gambe in su, gli si faceva pesante come di piombo, sentiva piegarsi sotto le ginocchia, sinchè ansimante, madido di sudore, cadeva, e gli assassini gli si facevan sopra. Nel voltarsi atterrito, vedeva branditi sulla sua testa coltelli e pistole, vedeva delle facce sinistre dove si leggeva l'intendimento implacabile di dar morte. Egli rannicchiato contro la parete, facendosi riparo delle mani, con i capelli irti sulla fronte, apriva la bocca a un grido straziante…. e sentì una detonazione, e gli parve come se un colpo di mazza gli avesse sfracellato il cervello…. Si destò in sussulto. Restò immobile, a guardare con gli occhi torbidi, spalancati, come un uccello abbacinato: glie li percoteva una striscia di luce vivissima. Dietro a quella luce, nell'oscurità parevagli di sgorgere in confuso, ritte due ombre nere, sinistre.

—Sono morto, pensò in un baleno. Dove sono? E l'angoscia che gli stringeva ancora il cuore, diede luogo a un terrore misterioso.

—Alzatevi, disse una voce cupa e soffocata.