Questi pensieri passarono per la mente del maestro in men che non si dice: egli portò macchinalmente la mano alla tasca interna della bonaca. Ma il sor maresciallo, pur motteggiando, non lo lasciava con que' suoi occhiacci da coccodrillo: s'accorse dell'atto, comprese l'intenzione, e in un baleno gli saltò addosso come un gatto tigre, lo ghermì per il colletto, e con l'altra mano l'ebbe presto disarmato.
—Resistenza alla forza…. diceva con i denti stretti, resistenza alla forza! provati brutto muso di rospo…. In nome del re e della legge sei in arresto!
E lo trascinava verso l'uscio.
Le due amiche che avevano guardata questa scena come tante statue, si misero a strillare; la sposa credè giusto di svenire; e la mamma dimenticando che il calzolaio gli aveva fatto gustare il piacere di vedere la sua Carmela mutata in Fillari, lo rinnegava.
—Boia!… boia!… gli urlava dietro: m'ha assassinata una gioia di figliola!… Signor maresciallo, noi non ne sapevamo niente che costui fosse un birbante: Maria santissima! no, davvero….
—Sono un galantuomo! strillava intanto il ghermito, ripreso un poco d'animo. Perchè m'arrestate! lasciatemi andare, certo ci dev'essere sbaglio…. Volete tacere, brutta strega! (e si voltava, a far gli occhiacci alla moglie del bottaio). Lasciatemi andare…. io sono un galantuomo!…
—Cammina, cammina galantuomo…. rispondeva il maresciallo trascinandolo sempre.
E giù per la scala, nell'entrata, fuori nella via, la moglie del bottaio e le due amiche, affaccendate attorno alla grossa ragazza che ora metteva qualche sospiro, intesero ancora questo grido:
Sono un galantuomo…. sono un galantuomo….