—Son venuto un po' per vedervi, è un secolo che non si fa quattro chiacchiere….
—Grazie.
—Un po' perchè mi bisognano un par di conigli per regalarli.
—Ci corre con poca fortuna: l'altr'ieri ci furono quattro cacciatori di Cammarata, e spazzarono via ogni cosa…. Basta, con tutto ciò non resteremo a denti asciutti; so certe tane in un dirupo….
Frattanto erano entrati nella fattoria. Giorgi andò a staccare da un chiodo una lucernetta di latta, e s'incamminò facendo lume. Salirono per una scaletta ripida di cinque o sei gradini, e vennero nella stanza de' campieri. Era piccola, a tetto, dalle pareti sudice: a sinistra due letti con le panchette di legno, e su ciascuno uno strapunto abballinato a quadretti bianchi e azzurri; a destra un deschetto addossato alla parete, e due rozzi sgabelli. Al capezzale de' due letti tre o quattro immagini di santi affumicate, incollate con midollo di pane, un fascio di taglie di ferula. Da tutta quella roba esalava un puzzo di caprino ch'appestava.
Giorgi Ciulla posò la lucerna sul deschetto.
S'accomodi, disse all'amico accennando uno sgabello, e mi permetta: vado a preparare qualcosa da mangiare: si contenterà del poco che c'è. Se avessi saputo….
Entrava Masi con le bisacce.
—Non state a incomodarvi, compare, ho portato un po' di salsiccia. E fattosi incontro al contadino, la cavava fuori dalle bisacce coi sedani, il pane, il fiasco e la ricotta: dava l'una al campiere, posava le altre cose sul deschetto.
—Oh, non c'era proprio bisogno…. basta, sempre compito don Castrenze! E Giorgi, dicendo ciò solo per cerimonia, stendeva la mano, e pensava con piacere che di quella salsiccia ne prenderebbe una satolla.