—Da parte mia non ci trovai a ridire: si figuri! ma…

—Spiegatevi.

—Pare che don Peppino non l'intenda così: egli non conosce questo Serafini….. e ciò sarebbe niente…. ma il peggio è che compare Nino D'Amico che è di Mezzoiuso e conosce tutto il paese, non sa nemmeno lui chi sia: anzi giura e spergiura che a Mezzoiuso questo casato non c'è. Allora il capitano è montato su tutte le furie; n'ha fatto una partaccia; m'ha detto che io non dovevo mettere innanzi un affare senza aver preso prima le debite informazioni sulle persone, questo è proibito dagli statuti della banda; la passavo liscia perchè egli mi conosceva da tanto tempo. Si figuri! Mi son sfegatato inutilmente a fargli comprendere che ero sicuro di lei, che ne rispondevo come di me stesso: m'ha ordinato di mettere in chiaro ogni cosa al più presto, se no guai per tutti! Lo vede in quale impiccio mi trovo per causa sua? Ora bisogna rimediare: lei lo sa meglio di me, con quei diavoli lì non si scherza…. se ci avesse a arrivare quel po' di carta scritta, saremmo in un precipizio.

—Carta scritta…. carta scritta…. disse il galantuomo un po' inquieto. Ma insomma mi spiegherete una volta cosa significano tutte queste storie?

—Non ha capito?

—Io no.

—Oh!… ma la cosa è chiara…. il capitano teme…. che lei….

Storse il muso e alzò le sopracciglia, dicendo, che non c'era bisogno d'aggiunger altro.

—Io! esclamò il galantuomo all'atto del campiere. Io!!

Questi scrollò il capo.